Condannati alla circolarità

Editoriale di Stefano Lavorini

Quando si dice Design for Recycling

Ieri sera ho incontrato un amico che, vedendomi, mi ha apostrofato: «L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità»(1).
Un poco sgomento, ho chiesto ragione di questo monito e lui, sorridendo, mi ha confessato di stare bene (sic!), ma di essere rimasto colpito da quanto ascoltato - in compagnia di alcune migliaia di altre persone - durante il webinar in streaming di inizio luglio organizzato da CONAI e dedicato a “Diversificazione contributiva per gli imballaggi in carta e plastica e design for recycling”.
Riflettendo sulle sue parole, sono andato a rivedere il video dell’evento su YouTube, arrivando a concludere che il mio strampalato amico - senza voler essere blasfemo - non aveva tutti i torti ad accomunare nello stesso destino l’Uomo e il suo prezioso artefatto, l’imballaggio. Provo a darne conto in breve.

CAPITOLO PRIMO
Gli imballaggi devono essere sempre più riciclabili e con un minore impatto ambientale: la normativa lo impone, i consumatori lo vogliono.
CONAI è a fianco dell’industria per agevolare questa transizione. mettendo a disposizione strumenti per poter meglio progettare il packaging (linee guida carta, plastica, alluminio). Aspetto qualificante: il trasferimento delle conoscenze da chi ricicla a chi progetta.
Se da una parte ci sono gli strumenti, dall’altra ci sono le leve, in primis quella della diversificazione del contributo ambientale (CAC), che premia gli imballaggi più facilmente riciclabili rispetto all’attuale filiera della raccolta, selezione e riciclo.

HANNO PARTECIPATO AL WEBINAR CONAI
(IN ORDINE DI APPARIZIONE)

 Carlo Alberto Pratesi, dip. di economia aziendale, Università degli Studi Roma Tre (moderatore)
 Luca Ruini, presidente Conai
 Amelio Cecchini, presidente Comieco
 Irene Piscopo, Conai
 Barbara Del Curto, dip. di chimica, materiali e ingegneria chimica Giulio Natta, PoliMi
 Massimo Ramunni, vice direttore generale di Assocarta
 Giorgio Quagliuolo, presidente Corepla
 Fabio Tognocchi, Conai
 Laura Badalucco, Università Iuav di Venezia
  Luca Stramare, Corepla

CAPITOLO SECONDO
Diversificazione del CAC per il comparto carta da gennaio 2022: partendo indatti da una base di costi reali, sono state definite 4 tipologie di imballaggi poliaccoppiati in base alla percentuale in peso della componente carta.
La carta infatti è considerata da tutti riciclabile, ma questo non è sempre vero. In pratica, nel momento in cui si vanno a fare delle sofisticazioni complesse, si rischia di perdere questa caratteristica. In una prospettiva futura, quindi, potrebbe essere utilizzato il test Aticelca, sulla base della procedura definita da una norma UNI, come metodo per la classificazione degli imballaggi compositi.
Il test Aticelca valuta i diversi parametri che possono influire sulla riciclabilità (scarto, particelle adesive, effetto visivo…): nato come strumento di ausilio all'eco design, è ormai diventato anche un sistema di comunicazione al consumatore delle prestazioni dell'imballaggio.

CAPITOLO TERZO
I pilastri attuali della diversificazione contributiva per quanto riguarda la plastica sono la selezionabilità e la riciclabilità degli imballaggi su scala industriale, il loro circuito di destinazione prevalente (domestico, industriale) e i valori definiti in base allo studio LCA, che parte dal momento della raccolta del rifiuto fino a quando diventa materia prima seconda.
Da gennaio 2022 si dovrebbero passare da 4 a 5 fasce, aggiungendo come elemento di valutazione anche l’aspetto legato ai costi di gestione dei diversi rifiuti. Ad oggi non sono stati ancora definiti i valori delle diverse fasce.

CAPITOLO QUARTO
Il futuro della riciclabilità è scritto, mancano solo i dettagli.
Il legislatore europeo ha già deciso che, al 2030, tutti gli imballaggi immessi nel mercato dovranno essere riciclabili su scala industriale, ovvero diventare materia prima seconda per la quale esiste un'applicazione finale.
Cioè significa che l'imballaggio deve essere progettato fin dall'inizio per essere riciclabile.
Gli obiettivi di riciclo sono già stati innalzati e per gli imballaggi di plastica la quota è stata fissata rispettivamente al 50% nel 2025 e al 55% nel 2030, con un nuovo punto di misurazione che è molto più stringente rispetto a quello oggi in uso.
Prossimamente sono probabili interventi in direzione di una riduzione del volume complessivo dei rifiuti d'imballaggio, di una promozione degli imballaggi riutilizzabili e di una riduzione dell' over-packaging; per quanto riguarda gli imballaggi di plastica, obblighi di contenuto minimo di materiale riciclato in aggiunta a quelli già previsti.
Quello che si dovrà fare - secondo il legislatore europeo - sarà passare da un modello semi lineare in cui la plastica riciclata andava a finire in un prodotto che non era necessariamente un imballaggio, a un modello circolare dove gli imballaggi dovranno essere progettati per poter essere riciclabili nella produzione di nuovi imballaggi. In altri termini, si dovrà pensare alla qualità della plastica riciclata.

Insomma, mutatis mutandis, “Imballaggio sei e imballaggio tornerai”.
E così si chiude il cerchio.

 

(*) “Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”, Bibbia (Gen 3, 19).
“L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità”, Papa Benedetto XVI, Udienza Generale del 17 febbraio 2010.

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