Soverchiati dall’AI? Basta non rinunciare alle proprie competenze
Maria Costanza Candi
Jacopo Perfetti è da anni una delle voci più attente sugli sviluppi dell’AI e il suo impatto sulle nostre società, muovendosi con una intensa attività di divulgazione tra mondo digitale, imprenditoriale e accademico.
Le sue riflessioni, basate su una forte competenza tecnica, mettono in evidenza come la narrazione che vede un mondo soverchiato dall’AI sia fantasiosa e superficiale, ma a una condizione: che gli utenti, studenti, aziende, cittadini comuni, non rinuncino alla formazione continua, fattore necessario per interpretare la complessità in qualunque contesto, dall’economia all’organizzazione, dalla politica estera e un compito scolastico.
La dichiarazione sul suo profilo “Lavoro all'intersezione tra Intelligenza Artificiale Generativa, Creatività e Innovazione Digitale” mette in evidenza un approccio che vede la componente umana come protagonista del rapporto con la macchina, poiché ancora in grado di governarne il potenziale. Questo, a patto di non rinunciare allo sviluppo di competenze avanzate, un rischio a cui l’accessibilità dell’AI sottopone chiunque fin dalla scuola.

L’AI è ormai ovunque, anche nel mondo del packaging. Che relazione c’è tra la manifattura, ritenuta a torto un mondo tradizionale e quello in accelerazione che viviamo?
“Questo settore può beneficiare molto dell’AI generativa, specialmente se coniugata alla robotica e all’automazione. I vantaggi sono due, uno quantitativo e uno qualitativo. Nel primo caso si tratta della capacità di aumentare la produttività con analisi dei dati e automazione dei processi; nel secondo, il dato qualitativo è limitato solo dall’immaginazione e dalla competenza di chi usa l’AI per i propri obiettivi. Si tratta infatti di uno strumento che abbassa le barriere all’ingresso di molti prodotti o servizi; ecco perché le competenze fanno sempre la differenza. Con una conoscenza profonda della tecnologia, infatti, questa può svolgere un ruolo di accelerazione portando allo sviluppo di soluzioni strategiche e innovative per qualunque ambito di applicazione”.
Nel packaging machinery l’AI può essere definita uno standard ormai consolidato, tra machine learning, data driven technology e digital twin. Cosa viene dopo?
“Fino ad oggi abbiamo visto in azione applicazioni basate su AI, ma ora il passaggio è all’AI generativa, che assume un ruolo strategico, creativo, manageriale, operativo. Si esce quindi dalla dimensione produttiva spostandosi verso quella concettuale come, ad esempio, la definizione di nuovi brevetti, l’organizzazione, lo sviluppo del business. In sostanza, oggi è realtà la parziale integrazione, se non sostituzione di parti di ingegno tipicamente umane.
C’è poi il tema legato all’ampliamento del business, grazie a strumenti che favoriscono la personalizzazione e lo sviluppo di nuovi servizi, che devono essere integrati nelle normali dinamiche organizzative inserendo un approccio olistico che includa tutti gli elementi, vecchi e nuovi”.
Servono ancora persone in grado di controllare l’AI? A che punto è il mondo della formazione?
“Per controllare una macchina e comprenderne il funzionamento l’esperienza è indispensabile e può essere sviluppata soprattutto scrivendo codice, cosa che andrebbe fatta fin dai primi anni di scuola. Viviamo però un momento dove proprio l’AI permette di superare quella fase formativa per il programmatore. Serve quindi usare nuove strategie di formazione dove il programmatore si forma dalle basi per arrivare poi a controllare il lavoro dell’AI generativa. Ma quante aziende, pur potendo sviluppare software con l’AI, permettono a un dipendente di partire da zero? Ecco, quindi, il ruolo della scuola, dove l’insegnamento dei fondamenti della programmazione permette di creare le basi sia dei futuri sviluppatori che degli utenti, resi consapevoli del funzionamento delle macchine che interrogano e delle logiche alla base delle risposte che ottengono”.
Ha affermato che la semplicità di utilizzo è la principale barriera all’uso avanzato dell’AI. L’ergonomia è un vincolo oltre che un’opportunità?
“Se pensiamo a Chat GPT, sappiamo che è facile da usare, e proprio la semplicità porta gli utenti a un utilizzo che non coglie il pieno potenziale della tecnologia. Questo porta spesso a risposte deludenti e quindi a un abbandono dell’uso più evoluto dell’AI, quello che farebbe davvero la differenza. Ancora una volta è la conoscenza avanzata, l’approccio basato sulla complessità a rendere una soluzione potente come l’AI generativa, uno strumento ad alto potenziale in qualunque settore. Ed è proprio la competenza a renderci protagonisti e non subalterni rispetto alla rivoluzione tecnologica in atto”.







