ORIZZONTI post-Covid del food

Un nuovo mondo (e una nuova Europa), alle prese con violenti contraccolpi economici, si delineano all’indomani della pandemia, in una traiettoria incerta e sospesa verso il futuro. Il rapporto Coop 2020 indaga le ripercussioni, materiali e immateriali, di questo inedito scenario su visioni del mondo, stili di vita e abitudini di consumo, dedicando un’ampia analisi alle nuove tendenze in ambito food. 

L’esame dettagliato e ad ampio spettro degli scenari post-pandemia svolta nel Rapporto Coop 2020 - “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” mette in luce come fattori diversi e interconnessi - antropologici, psicologici economici e sociologici - concorrano a determinare un andamento disomogeneo e non lineare delle tendenze in atto.
Azzardando un’efficace metafora, si può affermare che, tanto nel nostro Paese quanto in Europa, la crisi sanitaria abbia agito come una macchina del tempo sugli stili di vita, “trascinandoci” avanti e indietro con estrema rapidità rispetto ai trend temporali abituali.

Da un lato, si è delineata con drammatica chiarezza un’Italia delle rinunce, con il crollo del Pil procapite tornato ai livelli di metà anni ’90, la spesa in viaggi paragonabile a quella 1975, i consumi fuori casa arretrati di tre decenni, per citare solo alcuni degli esempi più macroscopici di “ritorno al passato”.

D’altro canto, in parallelo, è possibile mettere a fuoco una diversa faccia del Paese, che balza in avanti, velocizzando dinamiche già esistenti, ma mai così veloci. È questa l’Italia dello smartworking (+770% rispetto a un anno fa), dell’egrocery (+132%), della digitalizzazione a tappe forzate, non solo nella sfera privata ma anche nelle attività professionali (lavoro, didattica, servizi, sanità…) che genera una crescita stimata, in questo segmento di mercato, pari a circa 3 miliardi tra 2020 e 2021.

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La vita in una bolla, ma al (buon) cibo non si rinuncia
Considerando l’impatto sulle percezioni del mondo e sugli stili di vita, il denominatore comune, al netto delle retrocessioni e degli avanzamenti, è la sensazione diffusa di vivere sospesi in una bolla, condizione imposta e necessaria durante il lockdown, che, non di meno, permane ancora oggi e sembra destinata a protrarsi anche in futuro.
È la bolla digitale che crea cluster chiusi e autoreferenziali, della vita affettiva che si autodelimita (pur generando soddisfazione), degli spostamenti a corto raggio e della comfort zone della casa che rassicura. 

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La casa come salvagente a cui tenersi stretti fa il paio con un’altra costante che distingue ancora nel post-covid gli italiani dai cugini europei: il cibo.
Alla spesa alimentare, pur nell’emergenza e in una evidente contrazione generalizzata degli acquisti, gli italiani non rinunciano: solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti di largo consumo confezionato più economici a fronte di un 37% della media europea; un dato decisamente inferiore al 50% registrato lo scorso anno e al 57% del 2013 (anno in cui eravamo in piena crisi economica con un Pil a -1,8%). E anche a emergenza sanitaria finita solo il 18% afferma di voler acquistare prodotti più economici.

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Ritorno ai fornelli
Guardando dentro al carrello, si nota una straordinaria inversione di tendenza rispetto alla fotografia scattata appena un anno fa dal Rapporto Coop 2019. Allora era fuga dai fornelli, un fenomeno che in realtà continuava in progressione costante tanto da dimezzare in 20 anni il tempo passato a cucinare ogni giorno ridotto allora ad appena 37 minuti.
Complice il lockdown, gli italiani hanno rimesso le mani in pasta e anche nel postcovid il cook@home è una costante che spiega la forte crescita nelle vendite degli ingredienti base (+28.5% in GDO su base annua) a fronte della contrazione dei piatti pronti (-2,2%).
Supportati o meno da aiuti tecnologici (la vendita dei robot da cucina ha fatto registrare a giugno +111% rispetto all’anno precedente), il 30% dedicherà ancora più tempo alla preparazione del cibo e il 33% sperimenterà di più. 1 su 3 lo farà per “mangiare cose salutari”, ma c’è anche un 16% che lo ritiene un modo per mettersi al riparo da possibili occasioni di contagio. La preparazione domestica dei cibi è anche, per molti italiani, una strategia per non rinunciare alla qualità e alleggerire, al contempo, il proprio budget familiare. 

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I trend di acquisto: filiera più corta e boom del cibo confezionato
Per un italiano su 2 il “made in Italy” e la provenienza dal proprio territorio acquistano ancora più importanza di quanta ne avessero in periodo precovid dove già godevano di ampia popolarità. Inoltre, sempre per questioni di sicurezza, nell’estate appena trascorsa abbiamo assistito a una vera e propria rivincita del food confezionato che cresce ad un ritmo più che doppio rispetto all’intero comparto alimentare se paragonato a un anno fa: +2,3% contro +0,5% (giugno-metà agosto 2020). Il packaging protettivo e avvolgente sembra in questo caso fare la differenza in tutti i comparti: l’ortofrutta e persino i salumi e latticini. Mentre guardando i carrelli, sempre nel corso dell’estate, riacquista forza il gourmet (+16.9%), l’etnico (+15,4%) e il vegan (+6,9%).

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Efood, un segmento in evoluzione
Dopo l’esplosione durante il lockdown non accenna a diminuire nemmeno la tendenza all’acquisto alimentare mediane canali online.
A fianco dell’ecommerce puro, però, gli italiani sembrano voler scegliere anche soluzioni miste; il click&collect ad esempio passa dal 7.2% delle vendite on line del 2019 al 15,6% nella fase successiva alla pandemia.
E c’è anche chi (42%) ritiene comunque importante il consiglio del negoziante/addetto al banco, a riprova che la parola chiave sembra essere sempre più la multicanalità.                                                                        
A costituire un deterrente è il caro prezzo dell’online: +25% rispetto al carrello fisico (marzo-giugno 2020). Un divario di prezzo diminuito rispetto al 2019 quando si attestava su un +35%, ma comunque tale da far sì che la spesa digitale sia un’abitudine diffusa tra le famiglie con redditi medio alti: la quota di acquirenti egrocery passa dal 39% dei ceti popolari al 53% della upper class. E sarà ancora quest’ultima a trainare la domanda nel futuro prossimo (lo dichiara il 43%).

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Attenzione alla sostenibilità
Tra le costanti che il Covid non ha spazzato, l’attenzione crescente alla sostenibilità, che si traduce in tendenze d’acquisto correlate. Il 27% degli abitanti del Bel Paese acquista prodotti sostenibili/ecofriendly di più rispetto a prima del Covid; il 21% ha aumentato gli acquisti in punti vendita che promuovono prodotti sostenibili e il 20% acquista di più da aziende che operano nel rispetto dei lavoratori. Si stima, inoltre, che 1.700.000 di italiani sperimenteranno acquisti green per la prima volta a emergenza finita.
 

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