Crescere e restare giovani… dentro

Marchesini Group compie 40 anni e festeggia aprendo le porte della sede e stabilimento di Pianoro. Uno showroom, un museo che racconta la storia dell’azienda, percorsi che mostrano
la nuova organizzazione produttiva e tante, tante macchine. Numerosissimi i visitatori, tra cui 150 addetti ai lavori fatti arrivare in aereo durante interpack, e grande ottimismo nelle parole del presidente Maurizio Marchesini: sull’azienda e sul mercato. Stefano Lavorini

Arriva puntuale all’incontro, come sempre. Garbato e ironico, Maurizio Marchesini fa un bilancio in positivo dei 19 giorni della Open Factory, e della fiera Interpack, dove il gruppo era presente con uno stand di notevole visibilità e impatto. È consapevole di aver puntato alto, giocando sulla contemporaneità dei due eventi, ed è giustamente orgoglioso di come la sua organizzazione ha saputo rispondere alla sfida. Ma non solo. In risposta alle nostre domande, Marchesini fa alcune considerazioni sul presente e sul mercato che verrà, e sottolinea che i costruttori italiani di macchine automatiche possono mettere in campo le conoscenze di anni e la capacità di sviluppare sistemi sempre “un passo avanti.

Tutto molto ben fatto, di certo una bella prova di vitalità e competitività. Quindi, va tutto a gonfie vele?
Direi che procediamo in modo soddisfacente. Abbiamo chiuso l’esercizio 2013 con un fatturato consolidato di 206,5 milioni di euro, in crescita dell’1,5% rispetto all’anno precedente, e una quota di esportazione della produzione dell’87%.
In realtà i risultati sarebbero stati migliori se non avessimo scontato ritardi nelle consegne, dovuti alla crisi politica in Ucraina. D’altronde, le preoccupazioni per aziende che operano sul mercato globale sono in buona parte legate proprio a fattori macroeconomici, in particolare per quanto riguarda paesi e aree geografiche come Russia, Siria, Egitto, Africa centrale, America Latina. Ora ci stiamo interrogando sul futuro dell’Iran o del Venezuela, o di come evolverà la crisi Argentina...
Nel complesso, al di là delle preoccupazioni di natura socio politica, guardando al 2015 le prospettive per il settore farmaceutico appaiono positive, vuoi per l’esplosione demografica nei paesi lontani, e per la diffusione di modelli di vita che hanno nella disponibilità di farmaci un elemento qualificante, vuoi nei paesi occidentali, dove l’invecchiamento della popolazione resta un fattore decisivo per il mercato.

Siete in una botte di ferro...
Si e no. Tutto si gioca sulla nostra capacità di vendere nei mercati con una grande produzione interna, come Cina e India. Le industrie utilizzatrici di questi paesi comprano da noi quello che i costruttori locali non sono in grado di produrre per deficit di competenze tecnologiche, ovvero macchine sofisticate ad alte prestazioni o specifiche per realizzare forme farmaceutiche avanzate, come per esempio le siringhe pre-riempite.
In questo contesto non va peraltro sottovalutato il trend di avvicinamento del costo orario del lavoro tra Cina e USA e, più in generale, paesi occidentali: le persone specializzate brave e capaci costano ormai anche nel Far East.
Un’altra cosa… Visitando la Marchesini, oggi non si vedono “prodotti”, ma “tecnologia” applicata ai prodotti; i prodotti si copiano (è già successo a noi come ad altri, in India e Cina) ma più complesso è replicare un sistema che porta a questi risultati.
In altri termini, al momento, la competizione è con realtà che sono in grado di produrre, ma difficilmente di sviluppare. E se della capacità di fare innovazione ci sarà bisogno nei prossimi anni, possiamo pensare, a ragione, di poter vincere la partita.

E per quanto riguarda l’Italia?
Nel 2013 le vendite realizzate dal gruppo nel nostro Paese sono andate bene. Per l’anno in corso registriamo un po’ più di indecisione.
Forse giocano in negativo alcuni timori legati a modifiche dei prezzi del farmaco, a nuove regole, ma tutto potrebbe cambiare nella seconda parte dell’anno. Nuovi progetti ci sono e sono concreti.

Open Factory
Marchesini Group ha organizzato dal 5 al 23 maggio la sua prima Open Factory che sostituisce l’ormai tradizionale Open House, incontro periodico con i clienti e con i partner dell’azienda. Tutto questo mentre a Düsseldorf si stava svolgendo Interpack, dove erano esposte le macchine che meglio rappresentano il brand Marchesini nel mondo.

Ad accogliere i visitatori, il nuovo GYM - Growing Younger Museum, uno spazio museale che racconta la storia dell’azienda dalla viva voce dei pionieri: era infatti il lontano 1974 quando il fondatore Massimo Marchesini costruì in un garage la sua prima astucciatrice e pose le basi per la nascita di Marchesini Group.
«GYM ha l’ambizione di riassumere in tre parole la filosofia aziendale -sottolinea Valentina Marchesini - ovvero crescere restando giovani, lavorare cioè in modo moderno senza perdere di vista i segni distintivi che hanno reso l’azienda uno dei punti di riferimento più importanti nel campo delle macchine per il packaging farmaceutico e cosmetico».
Oltre al museo sono stati allestiti uno showroom dedicato alle aziende che fanno parte della galassia Marchesini e un’opera d’arte concettuale creata dal collettivo di giovani artisti Antonello Ghezzi. L’opera, intitolata “Fortune, Tell me” è una sorta di oracolo, che consente a tutti di porre una domanda e di riceverne in risposta un’altra.

L’Open Factory ha permesso di presentare 23 linee complete e più di 200 macchine singole per il packaging, tra cui molte novità: dalla riempitrice per fiale, alla contatrice di pillole, dalla macchina per siringhe pre-riempite, alle linee blister integrate in grado di produrre da 200 fino ad oltre 700 blister al minuto. Molto si è detto della ristrutturazione che ha interessato in questi mesi l’headquarter di Pianoro. Valentina Marchesini ha illustrato il rinnovamento del comparto liquidi, ma soprattutto ha puntato l’attenzione sul nuovo sistema di immagazzinamento che consente di produrre in modo più efficiente e rapido: «Nel 2013 abbiamo movimentato circa 80.000 codici, dei quali il 42% una sola volta in entrata e in uscita (parti speciali), con postazioni “a terra”. Ora abbiamo deciso di automatizzare i flussi: utilizzando in modo originale un sistema progettato originariamente per la GDO, in fase di esecuzione di una commessa, siamo infatti in grado di effettuare il prelievo a magazzino non dei singoli pezzi, ma del kit completo dei componenti che serve a ogni sottogruppo di montaggio; inoltre, contestualmente, il sistema provvede a impostare l’ordine di produzione di quanto necessario per eseguire la successiva lavorazione. Con un bel risparmio di tempo!».

                      

 

 

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