Bel lavoro presidente

Anna Paola Cavanna in quattro anni di mandato ha trasformato l’Istituto Italiano Imballaggio, fino al punto di farne “la casa dell’imballaggio”, luogo di riferimento, incontro e riunione per tante aziende del settore. Una casa che, non solo in termini figurati, si presenta linda e in ordine, con spazi belli e funzionali, arredi rinnovati e tanti servizi per tutti. Insomma,  un posto dove star bene, pensare e prepararsi a costruire il futuro.

Stefano Lavorini

Anna Paola Cavanna

Sempre sorridente, ma anche sempre molto determinata. Il primo presidente donna dell’Istituto Italiano Imballaggio ha portato a compimento un processo di rinnovamento radicale di un’istituzione, che accompagna la storia del settore imballaggio dagli anni Cinquanta a oggi, dimostrando così che, spesso nella vita, bisogna credere nella possibilità dell’impossibile.

E questa è un’evidenza di cui posso dirmi testimone.

A legare infatti passato e futuro di questa associazione, non ci sono solo eventi e documenti, ma anche, per quanto mi riguarda, i ricordi di luoghi e persone, dei loro volti che reggono, senza arretrare di un passo dinnanzi al tempo, il peso di una conversazione, magari anche solo conviviale.

Sta di fatto che oggi, sotto la guida di Anna Paola Cavanna, che termina a maggio il suo secondo mandato biennale, la base associativa è passata da 260 a oltre 400 tra produttori e utilizzatori di imballaggi: piccole, medie, grandi, grandissime aziende, rappresentative di tutte le filiere, e sempre di più anche laboratori, consorzi e associazioni.

Chiave di volta è stata la creazione di un network importante di competenze e, di conseguenza, di servizi: dagli help desk che offrono consulenza ai soci, alle commissioni  che hanno lo scopo di elaborare linee guida di buone prassi tecniche, regolatorie e commerciali, fino al portale delle conoscenze tecniche, legislative e commerciali Wikipackaging.

Per non dire delle attività sui social, dedicate a promuovere i valori positivi dell’imballaggio.Tutto questo, però, a ben vedere, soprattutto grazie al fatto che è stato messo al centro del lavoro un ideale, una identità, un settore industriale nelle sue molte sfaccettature.

Autorevolezza e visibilità

A dispetto delle difficoltà dovute alla pandemia, l’Istituto, grazie a un gruppo di consiglieri coesi e determinati, coadiuvati in modo fattivo dal direttore Francesco Legrenzi, ha portato avanti con empatia ed efficacia il difficile e complesso lavoro di elaborazione dei punti programmatici, dichiarati fin dal 2018 e ribaditi nel 2020 da Cavanna: sostenibilità, innovazione, comunicazione, etica.

«Abbiamo messo insieme un gruppo di persone che hanno in comune linguaggio e capacità decisionali» mi dice Cavanna. «Personalmente mi sono spesa per presenziare quanto possibile non solo agli incontri operativi, ma anche agli appuntamenti pubblici, così da promuovere l’immagine dell’Istituto».

In estrema sintesi, a mo’ di elenco, in questi quattro anni è stata creata la Commissione sostenibilità (2019), costituita la Fondazione Carta Etica del Packaging (2020), avviato il Corso di Alta Formazione in Packaging Management (2021, ormai alla seconda edizione), il Master in Eco Packaging Design, il Corso internazionale di disegno industriale con l’Università Cattolica del Cile basato sui 10 principi della Carta Etica del packaging e, a maggio 2022 in occasione di Ipack-Ima, la presentazione dell’Algoritmo della Fondazione, uno strumento a disposizione delle aziende con il quale analizzare la propria sostenibilità.

Da non dimenticare l’evoluzione dell’Oscar dell’imballaggio che, in discontinuità con il passato, è ora il contest Best Packaging, che premia le migliori soluzioni di imballaggio, con significativa visibilità e ritorni per i partecipanti.

Discorso a parte merita lo sviluppo delle attività della società di consulenza e formazione Packaging Meeting, che cura tutta l’attività “education” dell’Istituto, e che ormai fattura come una piccola azienda. Nel 2021, record di corsi e di partecipanti da remoto e anche quest’anno il piano formativo è molto ricco e qualificato.

«Quanto è stato fatto è frutto di un progetto accompagnato da adeguati investimenti, principalmente in risorse umane. Il progetto più recente che stiamo portando a termine è di rafforzare la rete di consulenti, coinvolgendo noti professionisti del settore, come Maria Rosaria Milana, Valter Rocchelli, Dario Dainelli …».

Un presidente non si fa dall’oggi al domani….

Anna Paola Cavanna chiude questo suo impegno con soddisfazione e orgoglio, confermando da subito l’intenzione di continuare a partecipare attivamente alla vita associativa. D’altronde, la cifra di questa esperienza è chiaramente l’impegno.

«È stata una partita faticosa, ma che mi ha dato tanto. Ognuno ha il suo stile e sarei solo orgogliosa se le persone che verranno dopo di me sapranno fare meglio. Non sono gelosa».

Conoscendo la storia di questa donna si capisce che nessuno nasce presidente, come è logico che sia.

Dopo la tesi di laurea sull’impatto dell’imballaggio flessibile nel comparto alimentare, più di 15 anni fa entra nell’Istituto, vincendo le resistenze di un padre concentrato nella gestione quotidiana della sua azienda. Prima socio, poi Consigliere e quindi Vice Presidente… con tanta voglia di confrontarsi con il mondo, di cercare con caparbietà e sacrificio la propria strada. Di mettersi in gioco, di non essere solo la figlia di qualcuno.

Stesso percorso in Confapi Piacenza, dove è attualmente Vice Presidente, e grande impegno anche nel gruppo Giflex (Assografici), comitato marketing e sostenibilità.

«Ora ho in animo di concentrarmi sulla gestione della mia azienda (Laminati Cavanna, Ndr) perché sono momenti difficili. Nonostante gli investimenti fatti per incrementare la capacità produttiva e far crescere persone e organizzazione, l’aumento dei prezzi di energia e materie prime, nonché le incertezze della guerra in atto, preoccupano non poco.

E poi la famiglia, che nonostante gli impegni ho sempre cercato di non trascurare. Ho 3 figli adolescenti che richiedono correttamente le giuste attenzioni.

Ciò detto, considerando il livello di complessità delle tante attività dell’Istituto, ho già manifestato al neo Presidente, la mia disponibilità ad assumere incarichi ad hoc per l’area comunicazione e sostenibilità, nonché per la promozione degli Ambasciatori della Fondazione.

E poi la mia ambizione è scrivere un libro sulla storia dell’imballaggio, coinvolgendo tante persone che conosco da anni».

Insomma, appare evidente che Anna Paola Cavanna voglia fare da grande quello che sta facendo adesso, a patto di farlo bene. Perché, in fondo, c’è ancora chi ha «il desiderio di gesti nobili e significativi, che distinguano l’odio dall’amore, la moralità dalla corruzione, la casualità dal destino» (* Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River).

Mi sembra suoni bene per questa donna di valore, a cui non si può non fare i complimenti: per essersi spesa in prima persona con generosità, e non per interesse personale ma per offrire nuove, concrete prospettive all’Istituto Italiano Imballaggio.

Grazie.

La casa dell’imballaggio

Con acuta concretezza, tra le prime cose decise da Anna Paola Cavanna, nel 2018, c’è stato l’ammodernamento della sede dell’Istituto: «Lo abbiamo fatto e non ci siamo più fermati perché è la nostra casa, un luogo dove bisogna star bene, per essere davvero il network associativo di riferimento per la supply chain del packaging. Per questo abbiamo bisogno di una casa più grande e così, a maggio, inauguriamo un bellissimo spazio al pianterreno di via Cosimo Del Fante 10, che diventa sede della Fondazione, dove verranno organizzate mostre e premiazioni, e che sarà attrezzato anche con salottini per gli associati e un’area di co-working».

Tanta attenzione che, probabilmente, viene dall’aver imparato presto a fare da sola, di testa sua, dalla convinzione che l’Uomo sia anche armonia. 

Comunque, un interessante esempio di come lavoro, produzione, creatività si possano incontrare per migliorare la qualità della vita.

Allora si capisce che dietro agli avvenimenti visibili, quelli che siamo in grado di percepire, c’è qualcosa di più: c’è una donna, che ha un nome ma non ha titoli, che non vale per il suo rango ma per le sue attese di felicità.

co-working

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Istituto Italiano Imballaggio