Sostenibilità. Il punto di vista di... Ferrero

Paola Avogadro, Ferrero Global Packaging Design Director, descrive le tappe del lungo percorso intrapreso dall’azienda alla ricerca dell’imballaggio “etico”.

M. Costanza Candi, Luciana Guidotti

Leader mondiale in ambito dolciario, dagli anni ‘50 Ferrero miete successi con brand iconici come Nutella® e Kinder®, mettendo in atto un percorso di innovazione che investe sia il prodotto sia l’intera organizzazione, con una cultura aziendale che ha fatto propri i temi “sostenibilità” e “CSR” ben prima che fossero al centro del dibattito pubblico.

Paola Avogadro, Ferrero
Global Packaging Design Director

Una cultura che guarda alla sostenibilità come a un enunciato complesso, che include l’ambiente, la sicurezza alimentare, la shelf life e richiede lo studio di design e materiali adeguati ai tempi che cambiano, alle nuove modalità di presentazione e distribuzione, insomma alle esigenze specifiche del mercato. E, soprattutto, che si tratti di carta, plastica o nuovi materiali da imballaggio - sui quali il colosso sta orientando da tempo la propria ricerca- non esiste alcuna scelta di campo preconcetta!

Ne parla con ItaliaImballaggio Paola Avogadro, Ferrero Global Packaging Design Director.

La sostenibilità è un tema il cui valore è ormai pienamente assunto dall’opinione pubblica: come definirebbe il rapporto tra la maggiore sensibilità del consumatore e il ruolo di innovazione svolto dai grandi player come la sua azienda?

Oggi il cittadino è investito da una grande pressione mediatica sui temi ambientali, spesso a forte impatto emozionale. Sicuramente le aziende come Ferrero hanno la responsabilità di comunicare con il consumatore in modo chiaro e trasparente, fornendo indicazioni concrete e supportate da dati scientifici, che consentano di fare scelte informate e consapevoli. Per questo, negli ultimi anni, il Gruppo ha confermato l’impegno verso uno sviluppo sostenibile sociale e ambientale, non disgiunto ovviamente da quello economico.

E per chi si occupa di prodotti confezionati destinati al largo consumo, questo comporta concentrare l’attenzione sugli imballaggi e, in particolare, sulla plastica. L’azienda si è impegnata a rendere il 100% del proprio packaging riciclabile, riutilizzabile o compostabile entro il 2025, con la firma, nell’ottobre 2019, del “New Plastics Economy Global Commitment” promosso dalla Ellen MacArthur Foundation e dall’UN Environment (UNEP).

A questo abbiamo aggiunto l’obiettivo di ridurre la plastica vergine con progettualità importanti, che prevedono anche un aumento dell’impiego di materiale riciclato nei nostri packaging, un contributo significativo agli obiettivi promossi dalla Circular Plastic Alliance di cui facciamo parte.Questi impegni pubblici si inseriscono in un percorso in essere da tempo e collegato alla più ampia promozione dei principi dell’economia circolare: rafforzano ulteriormente l’approccio Ferrero al miglioramento continuo degli imballaggi e si inseriscono nella strategia di Gruppo volta a ridurre al minimo l’impatto ambientale, partendo dalle materie prime, passando per gli impianti produttivi e la logistica, lungo l’intera catena del valore.

Sostenibilità del packaging e del prodotto: un principio che, oltre alla tutela dell’ambiente, si amplia al rispetto per il territorio, alla socialità e alla sicurezza, chiudendo un cerchio virtuoso. Qual è la vostra visione dei nuovi stili di vita e di consumo?

Gli imballaggi per Ferrero nascono insieme al prodotto e hanno un ruolo fondamentale. Dato che i nostri prodotti contengono ingredienti sensibili agli agenti esterni, sono freschi e selezionati (è il caso di nocciole, cacao, latte, wafer …), il packaging deve fare in modo che il prodotto rimanga integro e si mantenga fragrante da quando viene prodotto in stabilimento, lungo la catena di distribuzione e poi fino a casa del consumatore, dove verrà aperto e finalmente gustato.

Questo ci permette di avere confezioni che esistono da 50 anni e sono ormai icone riconoscibili in tutto il mondo come il vasetto o i bicchieri di Nutella®, che al contempo sono anche esempi lampanti di circolarità e riuso, in linea con le esigenze attuali.

Ma, nella scelta dell’imballo, non basta tenere presente i criteri di protezione: per noi resta prioritaria anche la garanzia della sicurezza alimentare.

È noto come la pandemia abbia generato una sensibilità diversa nei confronti del packaging, non più visto solo come potenziale rifiuto ma come mezzo sicuro ed ermetico di protezione dell’alimento. Convinti sostenitori della scelta del materiale giusto per ogni esigenza come siamo, in questo contesto è stato interessante riconoscere che la plastica abbia dimostrato ancora una volta il proprio valore nel proteggere in modo adeguato alcuni prodotti.

Altrettanto importante per le famiglie, è sicuramente evitare lo spreco alimentare. Anche in questo senso, il packaging gioca un ruolo fondamentale. La plastica offre una garanzia che oggi stiamo cercando di ottenere anche da nuovi materiali base carta, o biodegradabili, in fase di sviluppo. È innegabile riconoscere che ci vorrà del tempo perché i materiali nuovi raggiungano le performance che la plastica ha ottenuto in 50 anni di sviluppo. Per questo è così importante oggi affiancare alla ricerca sui nuovi materiali un lavoro mirato di sviluppo delle infrastrutture, per un sempre più efficace riciclo delle plastiche.

Un altro effetto della pandemia è stato il boom degli acquisti on-line. Questo canale richiede progettazione e protezione del prodotto specifiche, per sopportare trasporti e distribuzione gestiti in modalità molto diversa rispetto alla classica spesa al supermercato. Bisogna quindi evitare di introdurre over-packaging nel tentativo di proteggere la confezione. In Ferrero abbiamo creato un team di lavoro dedicato alla ricerca di soluzioni ottimali per questo canale e ne stiamo sperimentando l’efficacia.

Image credits: Murialdo Muratore

Sostenibilità del packaging significa ricerca di nuovi materiali, studio di design innovativi e “responsabili”, di una comunicazione ad hoc capace di sottolineare le caratteristiche di un packaging evoluto ed etico perché realizzato con minor spreco di risorse e riciclabile…. Un’arma utile al marketing?

In Ferrero da anni si utilizzano diversi materiali selezionati in base alle caratteristiche specifiche del prodotto e da anni lavoriamo nell’ottica del rispetto di quelle che comunemente chiamiamo “le 5R”: rimozione (di imballaggi in eccesso), riduzione (del consumo di materiale), riutilizzo (delle confezioni), rinnovabilità dei materiali, riciclabilità (del packaging), in modo da garantire una migliore circolarità. Con la firma del New Plastics Economy Global Commitment, Ferrero ha scelto di giocare un ruolo attivo e concreto, impegnandosi a eliminare gli imballaggi in plastica critici o superflui attraverso la riprogettazione, l’innovazione e nuovi modelli di delivery. Crediamo infatti nel ruolo di queste iniziative, volte a creare economie di scala e far convergere gli sforzi individuali delle aziende in direzione di un obiettivo comune. In linea con questo impegno globale, riteniamo fondamentale investire anche nelle persone e nelle nuove competenze. Abbiamo quindi potenziato i nostri dipartimenti di R&D con l’obiettivo di garantire una spinta ulteriore per esplorare progettualità nuove e valutare i nuovi materiali di imballaggio per applicazioni mirate.

Della progettualità parliamo sui nostri siti web, dove abbiamo creato sezioni dedicate alla sostenibilità dei nostri brand e dove forniamo informazioni utili al cittadino affinché possa operare scelte consapevoli e contribuire in concreto alla corretta gestione del packaging a fine vita.

La comunicazione on-pack oggi è sicuramente una leva di marketing e siccome il tema sostenibilità è complesso e ha diverse sfaccettature, anche la comunicazione si sta complicando. In Ferrero abbiamo adottato, al riguardo, un approccio scientifico, preferendo fornire informazioni solo laddove suffragate da dati tecnici, test certificati, verifica di terze parti. Partecipiamo al gruppo di lavoro sulle linee guida di comunicazione in Recyclass e CGF (Consumer Goods Forum) e riteniamo fondamentale la definizione di un perimetro chiaro entro cui parlare di sostenibilità al cittadino, evitando confusione.

Diversi anni fa abbiamo sviluppato e proposto la nostra versione di etichettatura a fine vita, con l’obiettivo di fornire al consumatore indicazioni chiare sullo smaltimento del packaging e anticipando una tematica che è stata affrontata solo di recente a livello legislativo.

Abbiamo dovuto affrontare sfide esogene dettate dalla discrezionalità e dall’eterogeneità dei sistemi di raccolta dei rifiuti e delle regole non uniformi, che possono cambiare anche tra comune e comune di una stessa regione. Internamente, la sfida più grande è stata quella di studiare un sistema unico, da implementare a tutte le latitudini. 

Il lavoro sull’etichettatura ambientale ha visto un contributo importante da parte di CONAI, che vogliamo ringraziare per il ruolo di collettore tra le esigenze delle imprese e l’interpretazione delle normative con un approccio improntato al dialogo e alla collaborazione. Le linee guida operative messe a disposizione da CONAI ci consentono oggi infatti di recepire correttamente e in maniera uniforme gli stimoli legislativi.

In questo ambito nasce anche la nostra etichetta digitale “parlante”, inserita nel progetto Kinder Digital Sustainability. È stata introdotta a settembre 2021 come progetto pilota su alcuni prodotti Kinder in Italia, Francia e Germania, con l’intenzione di interagire con il cittadino attraverso un sistema universale (il QR code), che al contempo consente di creare contenuti globali e geolocalizzati, in diverse lingue ad esempio, ma anche capace, sempre tramite geolocalizzazione, di rispondere in modo capillare alle singole esigenze del cittadino.

Inoltre, è un sistema molto agile, che può essere aggiornato con facilità e in modo rapido: un ingaggio tecnologico e divertente è un modo nuovo per stimolare interesse e generare consapevolezza nei confronti della corretta gestione del packaging.

Dato che la ricerca del materiale determina in modo significativo l’impatto ambientale del packaging, quali sono le scelte che prevalgono in azienda in fatto di materiali, design, riduzione dei consumi di materiale…?

Il nostro obiettivo principale è quello di progettare secondo le linee guida di ecodesign, con focus sulla sostenibilità dei nostri imballi.

Le sfide, in questo senso, stanno crescendo esponenzialmente negli ultimi anni e richiedono partnership e collaborazioni con tutti gli attori della filiera. Per garantire che il packaging possa essere riciclabile, i progettisti devono scegliere attentamente i materiali in modo che nessun componente interferisca con il riciclo e l’imballaggio finale possa essere raccolto, selezionato e infine riciclato per dare vita a una materia prima seconda di valore.

Per favorire la scelta a monte, è fondamentale definire chiare linee guida di ecodesign e, con questo obiettivo, Ferrero partecipa attivamente a gruppi di lavoro all’interno di associazioni come 4Evergreen, Ceflex e Recyclass che vedono collaborare riciclatori, fornitori, aziende, accomunate dalla volontà di contribuire allo sviluppo di una filiera di raccolta e riciclo del materiale, identificando opportunità di utilizzo della materia prima seconda.

In questo ambito, ad esempio, abbiamo sviluppato per KINDER JOY un cucchiaio in carta 100% riciclabile con una riduzione dell’utilizzo di plastica di oltre 1.500 tonnellate all’anno e -45% delle emissioni di CO2 equivalente rispetto al cucchiaio precedente.

Stiamo inoltre lavorando per implementare l’utilizzo di film flessibili monomateriale e non solo, in linea con le guidelines di progettazione sviluppate per favorire una maggiore riciclabilità.

Nonostante i film siano notoriamente materiali molto leggeri, abbiamo lavorato per ridurne ulteriormente lo spessore e stiamo implementando su Kinder Bueno e Kinder Cards un film ultrasottile adatto al contatto diretto con gli alimenti con una riduzione dello spessore di circa il 20% rispetto ai film standard.

Uno dei progetti più sfidanti a cui abbiamo lavorato è quello della nuova confezione iconica di Ferrero Rocher in polipropilene, riprogettata secondo linee guida globali di eco-design. Il nuovo materiale e l’innovazione tecnologica nell’ambito dello stampaggio industriale ci hanno permesso di ridurre il consumo di plastica di circa il 40% sulle confezioni lanciate quest’anno.

Grazie a questo percorso, abbiamo ridotto di circa 2.000 tonnellate la plastica a livello globale nel primo anno; una volta completato il lancio sull’intera gamma Ferrero Rocher, si prevede una riduzione della plastica di circa 10.000 tonnellate all’anno, con un conseguente importante beneficio anche in termini di emissioni CO2.

Partecipiamo anche a progetti volti a migliorare la selezione degli imballi per un riciclo più efficace e un riciclato più pulito.

In quest’ ottica, il Gruppo Ferrero è partner associato di HolyGrail 2.0, con la collaborazione dell’Associazione Europea dei Marchi (AIM) e sta investendo nella realizzazione di progetti pilota per migliorare le tecnologie per lo smaltimento differenziato.

Coinvolgete i fornitori nella vostra policy di sostenibilità? Con quali modalità? Come vi approvvigionate di materiale adatto a contenere l’impatto ambientale?

Mai come in questi anni sono state necessarie collaborazioni e partnership con i diversi attori della filiera. Siamo di fronte a obiettivi sfidanti che non si possono raggiungere in autonomia. I nostri fornitori sono sicuramente tra gli attori più importanti per raggiungere gli obiettivi 2025 e condividono con noi urgenza e senso di responsabilità.

Con loro abbiamo aperto diversi fronti di sviluppo lavorando alla ricerca di materiali innovativi più sostenibili e circolari, esaminando l’incidenza dei singoli componenti dell’imballo sul fine vita e lavorando per eliminare, sostituire o riformulare quegli elementi che interferiscono con l’ottimale riciclabilità del materiale. Lo sforzo è volto a sviluppare materiali che possano avere le prestazioni meccaniche, chimiche ed estetiche necessarie per sostituire materiali ormai consolidati da anni. Non è una cosa semplice: i nuovi materiali devono girare su linee veloci ad altissima automazione, devono garantire protezione al prodotto da agenti atmosferici e contaminanti, devono infine permettere una buona resa di stampa, la necessaria resistenza meccanica al trasporto, una piacevole esperienza in uso e tutte le caratteristiche funzionali necessarie.

Monitoriamo attentamente e condividiamo infine il percorso di sostenibilità e gli obiettivi al 2025 o 2030 dei nostri partner, perché il loro contributo sulla sostenibilità delle nostre materie prime a monte porta un beneficio diretto sull’impatto ambientale dei nostri imballi.

Da anni ormai selezioniamo i nostri fornitori anche sulla base di indicatori ambientali perché è importantissimo condividere visione e obiettivi di medio termine per poter raggiungere insieme un risultato concreto.

Scopri maggiori informazioni sulle aziende citate in quest'articolo e pubblicate sulla Buyers' Guide - PackBook by ItaliaImballaggio
CONAI (Consorzio nazionale imballaggi)