Lotterai. L’otterrai. Lo terrai... (2)

L'editoriale di Stefano Lavorini.

[…] La vita è vuota se non la si riempie con un impegno esaltante e rischioso. L’impegno, è naturale, non può che essere uno: il lavoro. L’altro lavoro, quello invisibile, è il lavoro dell’anima, dello spirito, del talento, le cui creazioni trasformano il mondo rendendolo più ricco, più giusto, e più umano […](1).

Siamo a inizio anno e il tempo trascorso libero da occupazioni, tra curiosi e imprevedibili momenti capaci di suscitare pensieri che altrimenti difficilmente si affaccerebbero alla mente, ha ormai lasciato il posto al continuo affaccendarsi, al produttivo agitarsi, all’impegnato connettersi, alla convenienza di compromessi tanto efficaci quanto sofferti…
Sfuma così anche il sospetto di essere ostaggio di una condizione che ci porta a spendere buona parte della nostra vita, preoccupati più del fare che dell’essere.

Elias Canetti scriveva: «L’uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido!». E alla luce di quanto abbiamo intorno, come non essere d’accordo? Eppure non possiamo rinunciare, quasi per costrizione biologica, a stupirci, a praticare gli spazi dell’insolito, dell’eccezionale, nonostante nel nostro mondo globalizzato e interconnesso, qualsiasi cosa sembra si consumi in un attimo, e non sia più possibile costruire un “tempo” per i sogni, le speranze, i sentimenti.

Nel nostro piccolo, con il lavoro della rivista “ItaliaImballaggio” e di tutte le attività editoriali correlate, ci abbiamo provato e continuiamo a provarci. Siamo contenti di quanto abbiamo fatto, perché siamo consapevoli che successi e insuccessi - quest’ultimi dovuti a inesperienza o a troppo entusiasmo - sono entrambi frutto della volontà di disegnare, al meglio delle nostre capacità, il corso degli eventi, così da cogliere il senso dei cambiamenti, delle sfide e delle minacce.

E oggi, nel trentesimo anno di attività, rinnoviamo il nostro impegno proponendoci di guardare oltre l’orizzonte di quello che appare semplicemente plausibile, mettendo in campo nuove professionalità e risorse. Stimolare una riflessione è sempre un’impresa difficile, specialmente oggi, immersi come siamo in un flusso comunicativo che, per eccesso e ridondanza, è spesso vissuto come un inevitabile rumore di fondo. In questa babele di stimoli perduti è difficile, ma non impossibile.

Dagli esordi nel 1994, di tempo ne è trascorso, ma mi sembra che, nonostante tutto, non siamo poveri di parole e di fatti capaci di guidarci verso le ragioni di un futuro, che si presenta tuttavia improbabile e sfocato. Ci sono infatti esperienze che ci toccano e che ci portano a pensare se quanto accade intorno sia frutto del caso o del destino; che ci portano a domandarci se un avvenimento non abbia una causa definita e identificabile (il Caso), o se invece sia inevitabile che si realizzi in base a una sequenza fissa e invariabile (il Destino).

Impossibile pronosticare il futuro: da una parte, il mondo dell’imballaggio in cammino sulla faticosa strada della “sostenibilità”, dall’altra il mondo governato dalla politica che è diventata via via sempre più difficile e urlante, carica di contrasti violenti e di scarso buon senso. Una politica che - fatte salve poche e rare eccezioni - sembra saper costruire solo “macerie”. In giro, si sentono tante belle parole, ma si vedono ben pochi fatti. Chi si ricorda del precetto «Non lasciare che finisca il giorno senza essere cresciuto un po’, senza essere stato felice…». Da una parte, pochi e buoni insegnamenti, magari difficili da mettere in pratica, che la Vita impone di non trascurare per contrastare la somma di crudeltà e imbecillità che segna l’intera storia dell’uomo; dall’altra i falsi nudi, le immagini pornografiche di personaggi più o meno noti, creati dall’intelligenza artificiale (guidata dalla stupidità umana).

Non ci resta che sperare in qualche miracolo, che restituisca l’intelletto agli stolti. In cuor mio sono un po’ scettico che si possa giungere a tanto e che, per esempio, coloro i quali trovano piacere o interesse nel prevaricare gli altri possano, senza pagare pegno, passare a scorrazzare liberamente nel campo della virtù. Certo… tutto può essere, come insegna San Paolo sulla via di Damasco.

(1) Sándor Márai, La donna giusta, Adelphi, 2004


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