Macchine packaging in accelerazione per il quarto anno
I costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio continuano a inanellare successi anno su anno: +9% nel 2024 rispetto al 2023 che a sua volta aveva riportato un +8%. L’export rimane fattore trainante e decisivo per il giro d’affari (+10%), ma sviluppa dinamiche positive anche il mercato interno (+5,2%).

Non si arresta la corsa dei costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio che anche nel 2024 raggiungono un nuovo traguardo storico dimostrando grande forza competitiva a livello globale. Ancora una volta è stato l’export a dare l’impulso maggiore alla crescita arrivando a pesare per il 79.4% del fatturato totale, attestandosi a circa 8 miliardi: un balzo del 10%. Una crescita di tutto rispetto è stata conseguita anche sul mercato interno dove il settore ha generato oltre 2 miliardi di euro (+5,2%) con un’incidenza del 20,6% sulle vendite totali. Complessivamente il giro d’affari ha superato i 10 miliardi contro i 9,2 registrati nel 2023 (+9%).
I dati sono stati resi noti dal Centro Studi Mecs - Ucima nella 13^ Indagine Statistica Nazionale, che ogni anno fotografa l’andamento del comparto composto da 619 aziende e 40.503 addetti cresciuti di 2.300 unità (+6%).
Andamento dell’export nelle diverse aree geografiche
Con 700 milioni di euro in più rispetto al 2023, l’export cresce vistosamente anche nel 2024 generando ben 7,989 miliardi di euro.
Resta immutato il podio delle aree geografiche, tutte sostanzialmente in crescita. Con 2,9 miliardi di ricavi (2,7 nel 2023) l’Unione Europea si conferma la principale area di destinazione delle macchine made in Italy e assorbe il 35,8% dell’intero export. Segue l’Asia con 1,6 miliardi di euro pari al 20% del totale delle performance internazionali del settore. Il terzo gradino viene conquistato dal Nord America, con 1,3 miliardi. Seguono Europa Extra-UE (768 milioni di euro), Sud America (730 milioni di euro), Africa e Oceania rispettivamente a 573 e 122 milioni di euro.
Le vendite sul mercato italiano sono invece rimaste sostanzialmente stabili (+0,2%) a 1,9 miliardi di euro, un’incidenza del 22,6% sul giro d’affari totale.
I risultati rinnovano la leadership della tecnologia italiana sul panorama globale riuscita a superare l’inasprimento delle incertezze geopolitiche e commerciali. Grazie alla capillarità della rete di subfornitura nazionale, che consente di mantenere la competitività di prezzo e tecnologica, prospettivamente il settore sarà in grado di prosperare non soltanto nelle destinazioni continentali europee, ma anche di competere nei mercati più lontani e in quelli dove saranno presenti restrizioni e barriere commerciali.
I principali Paesi esportatori
Con una quota del 22,4% l’Italia si posiziona al secondo posto, subito dopo la Germania (24,8%), nella classifica dei 10 maggiori Paesi esportatori di macchine per il packaging. Sul terzo gradino troviamo la Cina con l’11,6%, seguita dagli Stati Uniti con il 4,5%, circa a pari merito con i paesi Bassi (4,4%). Francia Spagna, Svizzera, Giappone e Canada seguono con quote minori rispettivamente del 3,5%, 2,7%, 3,1%, 3% e 1,6%.
Il food mantiene la sua leadership
Tra i settori forniti, rimangono al primo posto le vendite di macchinari nel settore food che incidono per il 31% (3.120 milioni di euro contro i 2.856 milioni del 2023) sul fatturato totale, in aumento del 9.2%, seguite dal beverage (incidenza del 25,1%) con 2.523 milioni, in rialzo del 4,5% sull’anno precedente. Seguono il settore tissue, tabacco e altri settori con 1.923 milioni di euro (+12,2%) e il comparto farmaceutico a 1.744 milioni di euro (+16,8%). Il cosmetico scende invece del 4,1% a quota 389,8 milioni di euro, mentre il chimico chiude in condizioni di stabilità a 359,4 milioni di euro (-0,1%).
Fatturato per tipologia produttiva
La famiglia delle macchine per il packaging primario resta preponderante con il 53% della distribuzione del fatturato (+10,1%), seguita dal segmento del fine linea, labelling e attrezzature ausiliarie (27,1% sul giro d’affari) e dal packaging secondario (+6.6% rispetto al 2023) che assorbe il rimanente 19,9%. La categoria che prevale è quella delle macchine Macchine Formatrici - Riempitrici - Chiuditrici (FFS) e Termoformatrici che con un valore di 2,24 miliardi (l’80,7% realizzato all’estero) in aumento del 10,2%.
Le aspettative per il 2025
Guardando all’anno in corso, le aziende del settore si mantengono prudentemente ottimiste. Secondo l’indagine del Centro Studi Mecs - Ucima, il 37,5% delle imprese prevede una crescita del proprio fatturato nel 2025, mentre il 45,8% si attende una stabilità dei volumi. A pesare sulle prospettive future sono soprattutto i fattori di instabilità internazionale, l’evoluzione dei costi energetici e le politiche industriali a livello europeo. Resta comunque forte la fiducia nella capacità del settore di innovare e consolidare la propria posizione sui mercati globali.
“Grandi risultati, ma incertezze agli investimenti preoccupano”
“Abbiamo raggiunto un nuovo, storico traguardo – dichiara Riccardo Cavanna, Presidente di Ucima –. Il superamento dei 10 miliardi di euro dimostra ancora una volta la forza del nostro settore. La nostra rete capillare, anche nei mercati più lontani, e la catena del valore ci premiano. L’export continua a trainare, grazie a tecnologie affidabili, competitive e flessibili. Ma non possiamo trascurare le criticità che si affacciano all’orizzonte: guerre, dazi, instabilità energetica, incertezza sugli equilibri geopolitici e una mancanza di politiche industriali chiare. Tutti fattori che potrebbero frenare nuovi investimenti e la competitività delle nostre imprese. È fondamentale che si continui a credere nel manifatturiero italiano e che si garantisca un quadro normativo stabile e favorevole alla crescita”.






