Più bella e più superba che pria*: che fabbrica!

Non una “semplice” open house, ma un vero e proprio show, di notevole impatto coreografico e contenutistico, organizzato in casa con efficienza e grande attenzione ai dettagli…  Ancora una volta a “suo” modo, Marchesini Group ha inaugurato il nuovo stabilimento strategico di Carpi: 14mila m2 coperti dedicati alla costruzione di macchine singole e linee blister nonché alla termoformatura ad alta profondità per confezionare prodotti solidi e liquidi. Soddisfatto, a pieno titolo, l’AD Maurizio Marchesini, che ha colto l’occasione per fare il punto sull’azienda e sul comparto.

* Parafrasando Ettore Petrolini: “Nerone”, atto unico scritto nel 1917.

In casa Marchesini tutto sembra andare per il meglio: l’anno chiude con un +5%, l’export rimane all’85-87% e in Italia prevede un ulteriore aumento del fatturato, a fronte del fatto che alcune società clienti stanno cominciando a esportare quote piuttosto rilevanti di prodotto.
Bei segnali dunque per la società che, pur non nascondendo l’inquietudine per una situazione internazionale di diffusa instabilità, non prevede cali sostanziali nel prossimo futuro. Anzi, guarda con ottimismo alle buone prospettive di crescita del mercato farmaceutico-cosmetico globale (3-4%), sostenute in buona parte da un maggior consumo di farmaci nei paesi di nuova ricchezza.
E un bel segnale è stata anche la Thermoforming Hub Open House di Marchesini Group, che si è svolta nel nuovissimo stabilimento inaugurato a  Carpi (MO). Oltre 700 partecipanti italiani e stranieri hanno animato la settimana dal 17 al 21 ottobre 2016, avendo modo di visitare gli ambienti della produzione e di partecipare al workshop “Think&Talk” in cui si è parlato di industry 4.0, serializzazione, aspetti regolatori e normativi.
E, dulcis in fundo, hanno potuto scoprire il territorio circostante: la Carpi rinascimentale, il Museo Ferrari o le aziende vinicole, casearie e tessili locali, che custodiscono i segreti del fare di un distretto produttivo apprezzato in tutto il mondo.

La kermesse si è conclusa con l’inaugurazione ufficiale dello stabilimento il 22 ottobre, presenti il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, il Vescovo di Carpi, S.E. Mons. Francesco Cavina e Maurizio Marchesini, AD del Gruppo e Presidente di Confindustria Emilia-Romagna.


Come non esserci… considerando anche il fatto che Marchesini Group ha investito 14 milioni di euro nella realizzazione di quest’unico, grande complesso industriale, in cui confluiranno i due attuali stabilimenti carpigiani del Gruppo, specializzati nella produzione di macchine singole e linee complete per la produzione di blister farmaceutici e linee per la termoformatura ad alta profondità, e in cui lavoreranno 150 addetti.
D’altronde, questo sembra essere solo l’inizio perché, come ha sottolineato Maurizio Marchesini durante l’incontro con la stampa, è in previsione l’assunzione a breve di altre 50 persone, tra ingegneri meccanici, elettronici e dell’automazione oltre che periti meccanici specializzati.

Fabbrica presente e futura
Il nuovo polo produttivo di Carpi è la rappresentazione concreta della vision industriale e manageriale di Marchesini Group, «una fabbrica intelligente e moderna, dove convivono ritmi di produzione industriali e cura sartoriale dei prodotti» ha spiegato al riguardo Marchesini «e dove abbiamo adottato metodologie costruttive all’avanguardia, che ci permetteranno di ottenere copertura energetica da fonti rinnovabili, riducendo al minimo le emissioni dannose per l’ambiente; inoltre, ogni spazio di lavoro è stato realizzato ricorrendo esclusivamente a prodotti e tecnologie del “nostro” Made in Italy. Insomma, oltre al nuovo stabilimento, a Carpi stiamo celebrando un territorio, di cui andiamo fieri».
Proprio del senso di appartenenza al territorio e dell’importanza delle attività di filiera ci ha parlato diffusamente proprio Maurizio Marchesini, centrando con lucidità le problematiche relative e offrendo spunti di riflessione interessanti.  
«Siamo riusciti a dar corpo al progetto dopo qualche ritardo, dovuto ad alcuni eventi societari e alle ripercussioni di un momento traumatico come il terremoto, che ha colpito la zona nel 2012: pur non avendo subito danni materiali agli impianti, abbiamo vissuto il profondo disagio e lo sconforto della regione in cui operiamo da sempre. Però ci siamo arrivati… E per noi, questo, non è solo un nuovo stabilimento ma un punto di svolta nell’organizzazione delle attività. Mi spiego. Dopo averle acquisite, operavamo a Carpi con tre società: un conto terzista - la cui sede è prospiciente alla fabbrica - e due realtà distinte dedicate ai blister e alla termoformatura profonda che oggi sono, a tutti gli effetti, divisioni di Marchesini Group, e vengono raggruppate in quest’unico stabilimento».

Più forti insieme. Della recente open house, Marchesini ha quindi sottolineato un aspetto, che l’ha differenziata in modo sostanziale dalle analoghe manifestazioni del passato. «È il senso di condivisione con altre eccellenze del  territorio. Ci siamo infatti adoperati per creare legami con realtà impegnate in attività diverse dalle nostre… legami che vogliono però restituire il senso di una radice comune e, al contempo, di orgogliosa appartenenza al Paese Italia: con Maserati, che si è resa disponibile a fare dei test drive con i nostri ospiti, oppure con le case di moda Blumarine o, ancora, con il Museo Ferrari…

Il senso della rete. In Italia - prosegue l’imprenditore - abbiamo una caratteristica produttiva che ci differenzia in special modo dai tedeschi e che ci torna per molti aspetti utile. Dato che abbiamo un problema di fondo, ovvero siamo mediamente più piccoli di loro, abbiamo imparato a lavorare “in filiera” (i tedeschi stanno cercando di copiare il modello, con qualche difficoltà).
E la filiera ha molto a che fare con il territorio, visto che le aziende collegate sono spesso situate a breve distanza fra loro. Ed è proprio questa particolarità a garantire l’agilità e la flessibilità che ci viene riconosciuta a livello internazionale, sebbene rimanga un fenomeno ancora “sotto traccia”: alcune aziende fanno parte di una filiera, ma lo ignorano e non traggono quindi vantaggi da questa posizione.
Un esempio concreto: una piccola azienda con 20-30 addetti ha una valutazione bancaria commisurata solo alle sue dimensioni. E questo è un  controsenso, perché nel momento in cui lavora per grandi gruppi, il merito creditizio dovrebbe essere analogo al loro.
Se riuscissimo a fare emergere questa realtà, formalizzando l’attività di filiera, si potrebbero risolvere i problemi finanziari di molte imprese, con vantaggi sicuri per loro ma anche per il sistema bancario nel suo insieme.
Per ora l’iniziativa è nella mani di alcuni “capi-filiera”, che agiscono in maniera indipendente: dal canto nostro abbiamo cercato di far applicare il metodo creditizio con qualche istituto; altri hanno fatto qualcosa di ancora più radicale, entrando in alcune società con quote di minoranza. Certo che se ci fosse una metodologia comune, l’intero territorio ne avrebbe beneficio...

Italiani brava gente (e qualcosa in più). Dal vantaggio dell’essere soggetti di una filiera, Maurizio Marchesini sposta poi il focus sulla percezione dei costruttori italiani di macchine automatiche in ambito internazionale.
«Negli ultimi dieci anni, siamo riusciti a costruirci una bella immagine: e se i tedeschi continuano a essere apprezzati per la qualità delle soluzioni, noi italiani siamo apprezzati perché riusciamo ad adattarci al mercato, perché sappiamo fare sistemi “custom”. E qui sta la vera differenza con i nostri competitor: qualche anno fa, dovevamo vendere le macchine a prezzi inferiori  anche del 20% rispetto a loro, ma ora che la qualità del “fatto in Italia” è riconosciuta, veniamo scelti perché siamo più flessibili e diamo risposte personalizzate… Cosa che per i tedeschi risulta ancora un po’ complicato…  Detto questo, continuiamo a giocarcela sul mercato globale alla pari.
Ampio riconoscimento delle nostre qualità arriva anche dal rapporto fra Ucima e l’omologa associazione di categoria tedesca, la VDMA, con cui intratteniamo ormai relazioni costanti e paritarie.
La cultura industriale. Accennando all’intenzione di integrare a breve nel  sito di Carpi nuove figure professionali, Marchesini non ha potuto esimersi dal tornare su un argomento più volte dibattuto, ovvero la carenza di tecnici specializzati (a cui ora sembra esserci però qualche rimedio).
«In questi ultimi anni le cose sono migliorate rispetto al passato: le iscrizioni agli istituti tecnici sono infatti aumentate, le “scuole ad alta specializzazione tecnologica” ITS formano persone preparate, e anche l’Università sta progettando corsi di approfondimento specifici, per rilasciare lauree triennali con un’impronta specialistica e pratica, che prevedano il coinvolgimento diretto delle imprese.
È una sorta di work in progress, dove il punto dolente resta però tuttora  la partecipazione delle imprese al progetto formativo, perché bisogna di fatto superare molte resistenze culturali.
È una vecchia storia, a cui però io personalmente non mi sono mai arreso, operando nelle sedi istituzionali e in ambito confindustriale per far sì che il concetto “scuola/lavoro” diventi patrimonio condiviso…
Sebbene le percentuali di risposta siano ancora ben lontane dalle medie tedesche ora, se non altro, abbiamo gettato qualche buon seme.


Solo il meglio
L’Open House 2016 ha ospitato la produzione allo stato dell’arte di Marchesini Group, dove spiccano soluzioni robotiche avanzate, sviluppate internamente e che consentono spesso di realizzare impianti unici nel loro genere.
Per il segmento solidi, i visitatori hanno apprezzato 11 linee blister tra cui nove Integra, compresa la nuova Integra 520 V ideale per soluzioni monoblister, capace di produrre fino a 520 blister e fino a 500 astucci al minuto.
Per quanto riguarda le linee per la termoformatura ad alta profondità erano “in mostra” quattro soluzioni della famiglia FB di Farcon, per il confezionamento di siringhe, fiale e ampolle, nonché linee robotizzate integrate Unica. Queste ultime, proprio come le Integra, uniscono in un monoblocco le due operazioni di termoformatura e di confezionamento in astuccio, permettendo al cliente di risparmiare spazio e di massimizzare la produzione.
                                                                
 

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