Imballaggio flessibile: economia, trend e politiche pubbliche

Sostenibilità come leva di sviluppo per la ripartenza: Giflex 2021 segna la linea in un incontro pubblico “virtuale”, seppure molto concreto, animato da interventi stimolanti che ben inquadrano una situazione  complessa e in divenire.

A cura di Maria Costanza Candi

Tenuto il 19 gennaio scorso, il webinar “Giflex 2021, Scenari per la Ripartenza” è stata l’occasione per presentare la nuova presidenza, offrire una panoramica degli obiettivi di programma del prossimo biennio e inquadrare il complesso contesto in cui si svilupperà, con una situazione sanitaria ancora in grave emergenza e un mercato da interpretare, tra interventi normativi nazionali ed europei, fondi di sostegno e politiche pubbliche.

Agli interventi istituzionali del neo Presidente Alberto Palaveri (CEO di Sacchital) e di Italo Vailati in veste di Segretario Generale dell’associazione che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili stampati in rotocalco e in flessografia, si sono infatti aggiunte alcune riflessioni di ampio respiro, che hanno offerto interessanti piani di lettura sul fronte internazionale, tra economia, trend e politiche pubbliche. 

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Azioni per la competitività del comparto
Sostenibilità, economia circolare e riciclo in chiave di acceleratori della competitività del comparto: questi i temi fondanti la strategia Giflex dei prossimi anni, concentrata sulla doverosa attenzione a fare della plastica, e in generale degli imballaggi, una risorsa ben più che un rifiuto. Circolarità quindi, anche nel fine vita del prodotto, unita a sostenibilità di tutto il processo di produzione, per fare del comparto un punto di riferimento sulla filosofia delle “tre R” - reduce, reuse, recycle - visto in una chiave dove la qualità dell’imballaggio è centrale.
Uno sforzo qualitativo, quello che il comparto dell’imballaggio flessibile sta compiendo, che le istituzioni devono recepire, rispondendo con regolamentazioni complete, condivise con i settori interessati. Una prassi virtuosa che, tuttavia, richiede certezza di tempi e di metodi per non diventare un ulteriore ostacolo in un periodo già difficile (come sottolineato da Palaveri).            
                                                                                                                                          
Leggere il presente per guidare il cambiamento
Ed ecco perché Giflex ha voluto riunire esperti vicini alle politiche del Governo, dell’Unione Europea ed economisti di respiro internazionale, che hanno offerto importanti chiavi di lettura per gestire il cambiamento in atto, in una successione di interventi coerenti tra loro e di cui riportiamo ampi stralci.
                                                                                                                                                                
Filomena Maggino, Presidente della Cabina di Regia Benessere Italia, ha esposto l’azione legata alle 5 macro aree strategiche scelte per integrare e orientare la componente sostenibile delle politiche del Governo: rigenerazione equo-sostenibile dei territori, mobilità e coesione territoriale, transizione energetica, qualità della vita ed economia circolare, quest’ultima in particolare, focus dell’azione di Giflex.

• Temi che si inseriscono in un quadro economico complesso dove «una visione innovativa sarà essenziale per guidare la ripartenza». È quanto ha sostenuto Fadi Hassam, economista in Banca d’Italia e docente alla London School of Economics.
Hassam ha offerto il quadro di quella che definisce una “crisi di carattere mondiale”, con cali del pil attorno al 10% e un rimbalzo del 5% previsto nel 2021. La peggiore crisi dalla II guerra mondiale, ben oltre quella del 2008, globalizzata come mai nella storia.
Mai prima d’ora, infatti, si erano visti tanti paesi in crisi insieme e con gradi di diseguaglianza così elevati rispetto all’andamento dei salari; una voce che non può che impattare sul largo consumo e il mondo del packaging.

I Governi hanno quindi reagito con politiche fiscali e aumento del debito pubblico, in misura ben superiore ai livelli di indebitamento post II guerra mondiale. Insuperata anche la mole di fondi in arrivo, con diverse strategie di gestione che spaziano dal supporto alle imprese con garanzie bancarie e liquidità, ai trasferimenti diretti sui conti correnti, come avvenuto in Germania. Indebitamento molto elevato quindi, superiore alla crisi del 2008, ma con un valore netto che tiene conto della liquidità delle imprese, che rende la situazione meno grave in termini di capacità di investimento per la ripartenza, in particolare nel manufatturiero.

Giflex_grafico_2.pngAnche sul fronte del largo consumo, sottolinea l’economista, l’indebitamento delle famiglie va di pari passo con il risparmio che, in alcuni trimestri, è addirittura raddoppiato come in Germania e, in generale, nell’area Euro. Liquidità disponibili per quando le famiglie troveranno la fiducia e torneranno quindi a consumare, nonostante una crescita della diseguaglianza tra redditi più alti e capacità di risparmio impossibile per quelli più bassi.

Volgendo lo sguardo al quadro internazionale, protagoniste sono le banche centrali, con una BCE che detiene titoli pubblici per 150 miliardi di euro nell’ambito dell’Asset Purchase Programmes. Di questi, il 20% è italiano, in quota ben superiore al 13% dovuto, equivalente al contributo del nostro paese alla banca stessa.                                                                                     

Sul fronte della globalizzazione, il calo del commercio mondiale presenta dati eterogenei che vedono Europa e Nord America in grave crisi con la tenuta dell’Asia. Un’eterogeneità che non è solo geografica ma anche settoriale, dove elettronica e farmaceutica risultano in crescita, mentre tessile e automotive sono in forte difficoltà, anche a causa dei contrasti commerciali tra Cina e USA, su cui pende il cambio di direzione della nuova presidenza Biden.

Si tratta di uno dei tanti indicatori dell’impatto del Covid sulla globalizzazione, con l’accordo commerciale EU-China Comprehensive Agreement on Investment, il più importante trattato commerciale tra i due paesi degli ultimi anni, che sposta l’asse delle relazioni, allontanando l’Europa dagli Stati Uniti. Un assetto geopolitico che può avere impatto anche sulla geografia delle produzioni, che potrebbero spostarsi dall’est Asia al Mediterraneo meridionale: in Turchia il tessile, in Giordania l’abbigliamento sportivo, in est Europa l’automotive.

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Riportando lo sguardo in Italia, infine, non si può non ricordare la crisi ormai organica della produttività, simile secondo Hassam a quella degli anni ’60. Le ragioni risiedono nell’incapacità di reagire ai cambiamenti degli anni ’90, con la crescita dei mercati asiatici e una globalizzazione che avrebbe imposto innovazione, R&D e digitalizzazione su cui l’Italia è invece rimasta indietro, ma anche sull’attitudine manageriale a premiare l’anzianità, distribuendo premi orizzontali senza dare valore al merito e allontanando così, i talenti necessari a rivoluzionare il sistema.
Insomma, in un mondo 1.0 l’Italia eccelleva, mentre nel 2.0 è rimasta indietro, ma la pandemia potrebbe spingere a un autentico cambiamento.

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• Anche a livello Europeo, la crisi sanitaria ha portato a rafforzare le traiettorie già definite dal Green Deal lanciato dalla Commissione nell’ambito dell’azione Next Generation EU, che oggi, con il Recovery Fund assume il ruolo di acceleratore di innovazione, su fronti che spaziano dalle tematiche ambientali alla coesione sociale, dalla digitalizzazione di tutti i settori della società, all’industria. Ne ha parlato Patrizia Toia - Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia del Parlamento europeo, che si è fatta promotrice di una specifica proposta dedicata al riciclo chimico, trasferendo i concetti dell’economia circolare in un settore meno al centro del dibattito in questo senso.

Per la Commissione Europea, con l’European Innovation Council, l’industria chimica diventa centrale anche in logica di R&D, con una quota dei 90 miliardi previsti da Horizon, veicolati ai migliori progetti di ricerca in questo specifico ambito. L’obiettivo è creare ecosistemi industriali capaci di abbracciare tutta la filiera, includendo i rifiuti anche in ambito chimico. L’economia circolare diventa quindi un asset del recovery plan, che prevede uno specifico fondo in grado di attivare le iniziative di circolarità dei sistemi produttivi, hub tecnologici e centri di competenza territoriale, focalizzati sul tema della rigenerazione, della gestione del fine ciclo e del rientro nella filiera.                                                                                                      

• Ed è con la riflessione di chiusura del “Ministro degli Esteri Giflex”, il past presidente Michele Guala, che si puntualizza il nodo regolamentare, fondamentale per il settore dell’imballaggio flessibile, che parla di produzione europea e non nazionale.
Un carattere internazionale che è in contrasto con il sistema di regole nazionali o addirittura locali, dove singoli comuni, in tutta Europa, fanno scelte strategiche diverse per la gestione dei processi di circolarità. Ecco che per Giflex, avere un’armonizzazione della normativa legata alla filiera, al riciclo anche chimico, può fare la differenza per lo sviluppo del settore. La gestione del fine vita di plastica e materiali compositi si trasforma in motore di innovazione tecnologica e di valorizzazione delle tematiche ambientali a livello di sistema EU, anche grazie a un coinvolgimento attivo dell’associazione come stakeholder e gruppo di interesse.
 

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GIFLEX (Gruppo imballaggio flessibile)

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