Etichettatura ambientale: l’Italia accelera sulla trasparenza del packaging

I dati della VII edizione dell’Osservatorio IdentiPack Conai-GS1 Italy mostrano un quadro di crescita: oltre il 76% delle confezioni vendute nella Gdo riporta in etichetta la codifica del materiale di imballaggio

Gs1

Nel corso del 2024, il packaging dei prodotti di largo consumo ha continuato a rafforzare il proprio ruolo informativo, soprattutto sul fronte dell’impatto ambientale. Lo conferma la settima edizione dell’Osservatorio IdentiPack, realizzato da Conai e GS1 Italy, che analizza semestralmente la presenza di informazioni ambientali sulle etichette dei prodotti confezionati venduti in ipermercati e supermercati italiani.
L’analisi si basa su oltre 145mila referenze digitalizzate da GS1 Italy al 31 dicembre 2024, incrociate con i dati di venduto NielsenIQ. Il risultato è un’istantanea dettagliata del grado di trasparenza ambientale del packaging.

Codifica ambientale: +4,1% a scaffale, +2,2% nel carrello

Nel 2024, il 52,5% dei prodotti grocery a scaffale riportava la codifica identificativa del materiale di imballaggio secondo la Decisione 129/97/Ce (+4,1% rispetto all’anno precedente). Ancora più significativo il dato sulle confezioni vendute: il 76,6% del totale grocery acquistato dagli italiani indicava in etichetta il materiale di composizione, in crescita del 2,2%.
Questi numeri confermano una tendenza consolidata: l’etichettatura ambientale non è più solo un obbligo, ma uno strumento di comunicazione strategico, capace di orientare le scelte di acquisto e rafforzare il patto di fiducia tra imprese e consumatori.

Il “freddo” resta leader

L’incremento della codifica ambientale è trasversale a tutte le categorie merceologiche. Il comparto del freddo (gelati e surgelati) si conferma il più virtuoso, con il 64,5% di confezioni “parlanti” e una crescita del 5,2%. Seguono le carni (59,8%), il fresco (58,6%) e la drogheria alimentare (57,6%). Ortofrutta e cura casa condividono il quinto gradino del podio con il 53,4%, in aumento del 4,7%. Sotto la media del 52,5% restano ittico, cura persona, pet care e bevande. 
I comparti più virtuosi
L’analisi per categoria all’interno dei singoli reparti evidenzia performance particolarmente elevate. Nei gelati, la percentuale di confezioni con codifica ambientale sale dal 64,7% al 73,4% (+8,7%), mentre i surgelati passano dal 56,9% al 60,6% (+3,7%).
Nel settore carni, l’ovicaprino si conferma al vertice con l’80% di referenze “parlanti”, seguito da bovino, avicunicolo e suino. Nel fresco, si distinguono le bevande fresche, la gastronomia vegetale, gli yogurt, i freschi dolci e i piatti pronti, con le crescite maggiori registrate proprio in questi ultimi tre comparti.
Nella drogheria alimentare, pasta e prodotti da ricorrenza superano i due terzi di referenze con codifica, seguiti da latticini Uht (64,9%) e preparati per bevande calde (63,2%). I comparti con i maggiori incrementi sono conserve animali (+8,8%), prodotti dietetici salutistici (+7,9%) e piatti pronti (+7,4%).
Nell’ortofrutta, la frutta raggiunge il 61,2%, mentre nella cura casa spiccano gli insetticidi (65,3%), la cura dei tessuti (62,1%) e la detergenza bucato (60%).

Aspettando l’armonizzazione europea

L’etichettatura ambientale degli imballaggi, in Italia, è regolata dal decreto legislativo 116/2020, che impone la codifica del materiale e le istruzioni di conferimento per gli imballaggi B2C. Tutte le altre informazioni sono facoltative. Questo sistema, ritenuto efficace e funzionale, resterà valido fino all’11 agosto 2028. Da quella data entrerà in vigore il Regolamento UE 2025/40, che introdurrà un’etichettatura armonizzata per tutti gli imballaggi, esclusi quelli da trasporto e soggetti a deposito cauzionale.

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