Ecodesign: chiave della circular economy

Voci dal Circular Economy Summit di primavera. Trend, politiche e benchmark in materia di sostenibilità ambientale. Il ruolo della formazione e della legislazione.

Maurizio Cacciamani

Il “Circular Economy Summit - Intelligenza Artificiale e modelli di Economia Circolare: verso un ecosistema industriale rigenerativo” è stato organizzato da Business International, divisione di Fiera Milano, nel marzo scorso.

Dai vari interventi emerge con chiarezza il ruolo della progettazione, della formazione (per diffondere maggior cultura e consapevolezza) e quello della legislazione nazionale ed europea (per stabilire regole comuni), in modo da trasformare la criticità dei rifiuti e degli scarti di produzione in opportunità economica.

Testimonianze internazionali

Più circolarità = meno rischio. Dei nuovi modelli industriali derivanti dagli ecosistemi industriali rigenerativi ha parlato Alice Bodreau, Strategic Partners Manager di Ellen MacArthur Foundation. Secondo Bodreau, l’economia circolare è fondamentale per contrastare il cambiamento climatico e offre nuove e migliori opportunità di crescita e riduzione del profilo di rischio. L’analisi di 222 aziende europee appartenenti a 14 settori diversi ha evidenziato che più alto è il livello di circolarità di un’impresa, minore è il rischio di insolvenza dei debiti a 1 anno e a 5 anni.

Le regole devono essere comuni

Per Rob Dellink, Senior Economist della OECD, la circolarità deve essere un obiettivo comune a livello globale; quindi è indispensabile la cooperazione internazionale, standardizzando i criteri di utilizzo delle risorse, allineando il framework produttivo e l’impianto legislativo. È fondamentale sviluppare regole comuni che incentivino il riciclo. Su 50 paesi analizzati oggi, purtroppo, solo 13 incentivano l’attività di riciclo.

Il passaporto digitale dei prodotti

William Neale, DG Environment’s Directorate B-Circular Economy della Commissione Europea, ha parlato dell’action plan europeo, di cui sarà a breve disponibile la seconda edizione, che avrà come focus la catena del valore. Per Neale, in Europa, i prodotti sostenibili devono diventare la norma non l’eccezione; vanno quindi stabiliti i requisiti minimi perché un prodotto sia immesso sui mercati EU. Da qui il progetto del passaporto digitale dei prodotti consultabile on line, che consentirà di tracciare tutti i dati del prodotto, favorendone il riciclo o la riparazione e aumentandone la vita media.

Con il PNRR 2,5 miliardi per l’economia circolare

Degli incentivi economici finalizzati a promuovere politiche condivise, spingere il riciclo e monitorare la gestione rifiuti ha raccontato Laura D’Aprile, Head of Department of Ecological Transition and Green Investment del Ministero della Transizione Ecologica. Legate ai fondi, due riforme strutturali: la “Strategia nazionale su economia circolare” e il “Piano nazionale per gestione rifiuti” con l’obiettivo di colmare il gap fra le regioni italiane. 600 milioni di euro sono destinati a creare hub di smaltimento specifici per rifiuti elettronici, carta e cartone, plastica, tessile.

L’intelligenza artificiale per accelerare lo sviluppo

L’intervento di Gianluigi Greco, Full professor in Computer Science and Engineering dell’Università della Calabria, Presidente di AIxIA- Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale e membro di EurAI, ha approfondito l’interazione tra economia circolare e intelligenza artificiale e il ruolo della IA come acceleratore di un nuovo modello di business. Tre le aree in cui l’AI può dare un contributo concreto:

  • design automatizzato, che consente di progettare prodotti e materiali con specifiche caratteristiche, automatizzando un lavoro estremamente complicato, aiutando per esempio a produrre leghe e materiali a bassa tossicità;
  • manutenzione predittiva, che permette di capire qual è il residuo di vita di un prodotto e prospettarne una eventuale seconda vita;
  • robotica e visione per l’individuazione e la separazione in automatico dei materiali.

Le testimonianze dei CEO

La seconda parte del Summit ha visto lo svolgimento di una tavola rotonda, cui sono intervenuti i CEO di numerose aziende, che hanno mostrato progetti e soluzioni per l’economia circolare. Ci soffermeremo su quelle applicazioni legate al mondo del packaging.

La sostenibilità parte dalla progettazione

Per Giulio Bonazzi, CEO di Aquafil, bisogna puntare sulla legislazione, in termini di gestione e di scambi dei rifiuti anche a livello internazionale. Importantissima la formazione, perché laddove c’è “cultura” ci sarà una migliore gestione del riciclo e le persone informate sono più disposte a spendere per l’ambiente.

Infine, l’ecodesign: la sostenibilità di un prodotto parte dall’ideazione, perché la progettazione terrà conto della vita dei prodotti, puntando a una maggiore durata, alla loro possibilità di riutilizzo, sulla riparabilità e sull’impiego degli scarti di lavorazione.

Recuperare 25 t di CO2

Christophe Rabatel, CEO di Carrefour, ha illustrato la strategia messa in campo già nel 2013 in collaborazione con tutti gli stakeholder (dipendenti, azionisti, fornitori, partner istituzionali) per il riutilizzo del packaging. La filiale italiana di Carrefour si è comportata benissimo, sviluppando progetti per il risparmio degli imballi, la riduzione dei rifiuti alimentari e la consapevolezza dei consumatori

Entro il 2025 il 100% dei prodotti della private label saranno o riutilizzabili o compostabili recuperando così 25 t di CO2. Con i fornitori locali Carrefour ha in essere progetti per nuovi modelli di circolarità nel campo dei rifiuti organici e degli imballi. Fondamentale  poi la lotta allo spreco alimentare, che va di pari passo con le iniziative per aumentare la consapevolezza degli utilizzatori - e dei produttori - per compiere le scelte giuste nel campo della circolarità.

Oltre al vino, energia termica ed elettrica

Simon Pietro Felice, CEO & General Director di CAVIRO Group (produttore italiano di vini commercializzati anche all’estero), ha raccontato come dalle vinacce o dagli scarti di potatura si possono ottenere altri prodotti come alcol, coloranti naturali, polifenoli, bioenergia. La società produce inoltre l’energia termica ed elettrica che consuma solo al 50%, ed è il primo produttore italiano di biometano.

Tra i nuovi prodotti sviluppati di recente, Felice ha ricordato i fertilizzanti naturali che vengono riutilizzati nelle vigne. Insieme al Porto di Ravenna, Caviro sta  sviluppando studi sul bioidrogeno che dovrebbero completarsi in 3-4 anni.

Sostenibilità e impatto sociale

Sara Scrittore, Vice President and General Manager, Southern Europe Hub di Colgate-Palmolive ha rimarcato che Colgate ha, in questo momento, 11 iniziative per eliminare gli scarti delle plastiche e ridurre di 1/3 il consumo di nuova plastica: entro il 2025, tutti i prodotti dovranno utilizzare solo plastica riciclabile. Ogni anno vengono realizzati 22 miliardi di tubetti per dentifricio non riciclabili perciò destinati alla discarica.

In partnership con le imprese del riciclo, Colgate ha messo a punto un tubetto di HDPE che può essere riciclato, mantenendo tutte le caratteristiche che contraddistinguono i tubetti ora in uso.

Dalla pianta alla bocca

“Controllare il cioccolato dalla pianta alla bocca!” questo il segreto rivelato da Lamberto Vallarino Gancia, CEO di Domori - Illy Group. Con il controllo dell’intera filiera, Domori realizza un’economia circolare in quanto riutilizza le materie prime scartate nella produzione del cioccolato (Criollo di elevatissima qualità) per la produzione di alcol e per l’alimentazione animale, ma anche per la produzione di carta senza cellulosa della Favini. Il progetto comprende anche corsi di formazione per gli agricoltori che, grazie a incentivi economici speciali, sono invogliati a prendervi parte.

Una visione olistica del packaging

Francesco Pintucci, CEO di Isem Group, ha sottolineato come il packaging di carta sia una delle maggiori cause di inquinamento anche se fa largo uso di un prodotto naturale come la cellulosa, di cui Isem Group è produttore.

Durante la pandemia, con il boom dell’e-commerce, i packaging di carta hanno vissuto un’impennata. Isem sta lavorando per dare una seconda e anche una terza vita agli imballi: facile a dirsi ma non a farsi, in quanto è necessario modificare i processi produttivi.

Oltre a ricordare la necessità di sviluppare nuovi materiali per il packaging, Pintucci ha sottolineato come l’imballo sia uno strumento di marketing per cui è in essere una contraddizione: si parla di packaging sostenibile ma non di marketing sostenibile. L’economia circolare si concretizzerà solo quando si avrà equilibrio tra necessità degli utilizzatori, packaging sostenibile e marketing anch’esso sostenibile.

Gasificare le plastiche

Pierroberto Folgiero, CEO & Managing Director di Maire Tecnimont, ha trattato il tema dell’upcycling: quello meccanico ha il limite della decadenza delle prestazioni delle plastiche che, dopo più cicli, devono essere inviate in discarica (il male assoluto per l’economia circolare!).

La gasificazione delle plastiche difficili da riciclare permette di ottenere altre plastiche da quelle di partenza trasformate in gas. Purtroppo poche sono le soluzioni tecniche al problema disponibili su scala industriale.

Il prodotto è stato conservato bene?

Te lo dice l’etichetta. Valentina Pasqui, Owner & Managing Director di Pasqui Coating Converting Printing Company, nel ricordare che le aziende del gruppo sono certificate ISO 14001 dal 2008 mentre dal 2011 è certificata SFC (il principale meccanismo di garanzia sull’origine del legno e della carta), ha illustrato la policy aziendale che prevede l’utilizzo di materiali provenienti da rinnovabili con esclusione dei fossili, la riduzione dei rifiuti e degli scarti e l’aumento dell’efficienza energetica.

Da segnalare l’etichetta brevettata che garantisce che il prodotto sia stato conservato alla giusta temperatura e gli studi per rendere più facile la rimozione dell’etichetta dalle bottiglie per un minor consumo di acqua.

Nuovi materiali d’imballo

Per Giuseppe Di Martino, CEO di Pasta Di Martino, tutto ciò che non è circolare ha un costo più alto. Di qui la scelta operata 25 anni fa di partecipare a Slow Food, di mantenere sotto controllo l’impronta di carbonio, di eliminare gli scarti di cibo non consumato (in collaborazione con Massimo Bottura), di monitorare trimestralmente i consumi energetici, lo studio di nuovi materiali di imballo (carta o polipropilene), l’istituzione di magazzini decentrati per ovviare alle consegne ritardate.

Il problema delle monoporzioni alimentari

Massimo Zonca, Board member di Poplast, ha illustrato il Centro di Competenza fondato dalla società specializzata in imballaggi flessibili dove operano, in ottica circolare, esperti di packaging, materiali, compostabilità. I primi risultati sono stati lo sviluppo di nuovi materiali per le monoporzioni alimentari compostabili e i nuovi tubetti per dentifrici. È complesso riciclare le monoporzioni alimentari, in quanto sporche dei residui alimentari, ed ecco perché Poplast ha preferito la compostabilità, i cui studi sono stati sviluppati anche con l’aiuto delle università.