Il mondo dell’imballaggio flessibile

Analisi del contesto produttivo, economico e applicativo di un comparto strategico per l’industria del packaging, sulla base dei dati 2024 elaborati a luglio 2025

flexible

Barbara Iascone

Gli imballaggi flessibili si dividono in due categorie principali, da una parte abbiamo gli imballaggi flessibili da converter e dall’altra gli imballaggi flessibili in plastica.

I primi sono involucri sottili e modellabili, realizzati tramite accoppiamento, coestrusione o laminazione di film (plastici, carta, alluminio), progettati per contenere prodotti alimentari e non, offrendo protezione, flessibilità di design e sostenibilità grazie all'uso di materiali specifici e strutture multistrato.

I secondi invece sono rappresentati da imballaggi in plastica sempre sottili, flessibili, ma realizzati con un solo materiale senza l’accoppiamento con altri.

La presente analisi prende in esame l’andamento delle due tipologie di imballaggi in maniera separata seguendo la classificazione utilizzata da Istituto Italiano Imballaggio nell’analisi “Imballaggio in Cifre”.

Imballaggi flessibili da converter

Gli imballaggi flessibili da converter rappresentano una delle soluzioni di confezionamento più giovani e innovative oggi presenti sul mercato.

Questi imballaggi possono essere realizzati con diversi tipi di materiali - come film plastici, carta o alluminio - e sono particolarmente apprezzati per la loro capacità di ridurre il peso complessivo del packaging e di adattarsi in modo personalizzato alle diverse esigenze applicative.

All’interno di questa categoria rientrano gli imballaggi accoppiati da converter, ottenuti mediante processi di accoppiamento, estrusione o laminazione. A seconda del numero e della tipologia dei materiali utilizzati, si distinguono accoppiamenti monomateriali o plurimateriali. Ogni componente svolge una funzione specifica: alcuni strati preservano la fragranza del prodotto, altri ne prolungano la shelf life, altri ancora migliorano la resa cromatica della stampa o garantiscono un’efficace barriera protettiva. Per queste caratteristiche, gli imballaggi flessibili accoppiati vengono considerati strutture complesse.

Nel caso dei film plastici, i materiali più utilizzati sono polietilene e polipropilene. Negli ultimi anni si è assistito a una crescente diffusione di polimeri riciclati e biodegradabili, in linea con le esigenze di sostenibilità ambientale. Anche carta e alluminio sono ampiamente impiegati: l’accoppiamento tra carta e plastica biodegradabile, in particolare, sta favorendo l’introduzione della carta in settori dove un tempo era impensabile il suo utilizzo a diretto contatto con l’alimento, come nei prodotti lattiero-caseari, nei surgelati e nei gelati.

Grazie alle loro caratteristiche di innovazione e funzionalità, gli imballaggi flessibili rappresentano oggi un settore in costante crescita. In Italia, negli ultimi 17 anni, la produzione ha registrato un tasso medio annuo di crescita del 2%, confermando il ruolo strategico del flexible packaging nell’evoluzione dell’industria del confezionamento.

Un quadro economico a luci e ombre. Dopo un 2023 di rallentamento, il settore degli imballaggi flessibili da converter torna a crescere. Nel 2024 la produzione ha raggiunto circa 422mila tonnellate, segnando un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. Un segnale positivo che riporta fiducia in un comparto strategico per l’industria del packaging italiana.

Sul totale della produzione nazionale di imballaggi, il segmento dei flessibili rappresenta il 2,4% in volume e il 7,2% del fatturato, quote che restano sostanzialmente stabili rispetto al 2023.

Nonostante la ripresa produttiva, il quadro economico evidenzia luci e ombre. Le esportazioni, che coprono il 51% della produzione, registrano una flessione dell’1,8%, mentre le importazioni, tradizionalmente marginali (circa 3mila tonnellate), si mantengono stabili. Il mercato interno, invece, mostra un utilizzo apparente in crescita del 10%, trainato proprio dal calo dell’export e da una domanda interna più dinamica.

Il nodo resta però il fatturato, che continua a risentire della pressione sui prezzi: dopo il -1,5% del 2023, anche nel 2024 il giro d’affari segna un’ulteriore flessione dell’1,5%. Un disallineamento tra produzione e valore economico che fotografa una tendenza comune a tutto il comparto del packaging, dove la compressione dei margini resta una sfida aperta.

Sul fronte dei materiali, il panorama produttivo conferma la predominanza dei flessibili a prevalenza plastica, che rappresentano il 73% del totale. Seguono gli imballaggi a prevalenza carta con il 25%, mentre gli imballaggi in alluminio si attestano su una quota più contenuta, pari al 2%.

Il 2024, dunque, si chiude come un anno di ripartenza produttiva ma di cauta prudenza economica, in attesa di capire se il 2025 segnerà il ritorno alla crescita del valore, non solo dei volumi.

Settori di impiego. Il comparto degli imballaggi flessibili da converter continua a trovare la sua principale applicazione nel mondo alimentare, che nel 2024 assorbe ben il 94,2% della produzione totale. Tuttavia, l’area non food inizia a guadagnare terreno, trainata soprattutto dal settore cosmetico, dove gli imballaggi flessibili stanno trovando nuovi spazi d’impiego, in particolare come contenitori per ricariche di saponi, bagnoschiuma e shampoo. Una tendenza che riflette la crescente attenzione alla sostenibilità e alla riduzione della plastica monouso.

Entrando nel dettaglio, la domanda proveniente dal comparto alimentare mostra una struttura ormai consolidata ma dinamica. Al primo posto si conferma il settore ortofrutticolo, in particolare quello della IV, V e VI gamma, che nel 2024 rappresenta il 28,4% del totale. Seguono i formaggi, con una quota del 21,9%, e i prodotti da forno e le paste alimentari, che insieme coprono un ulteriore 21,5% del mercato.

Più distanziati, ma comunque significativi, i comparti di caramelle, confetteria e cioccolato con il 5%, i salumi con il 4,7%, il caffè al 3,9% e il pet food, che nel 2024 si attesta sullo 0,8%. La categoria “altre tipologie alimentari” - che comprende salse, yogurt, sottoli e sottaceti, olive, baby food e bevande - raccoglie infine il 5,6% del totale.

Il segmento non alimentare rappresenta complessivamente il 5,8% del mercato, con una presenza quasi esclusiva dei settori cosmetico/farmaceutico e detergenza domestica. In entrambi i casi, gli imballaggi flessibili accoppiati con chiusura si affermano come soluzione ideale per i prodotti ricaricabili: leggeri, pratici e in grado di stare in piedi grazie alla loro particolare conformazione, risultano perfetti anche per lo stoccaggio e la logistica.

I punti di forza. Tra i principali punti di forza di questi imballaggi figurano la leggerezza e la maneggevolezza, che riducono l’ingombro e ottimizzano i trasporti. A ciò si aggiunge la crescente sostenibilità: molti converter stanno puntando su materiali riciclati o biodegradabili, in linea con le nuove direttive europee e la sensibilità ambientale dei consumatori.

Con l’aumento della consapevolezza ambientale, il settore sta accelerando verso un futuro più circolare e innovativo, investendo in soluzioni riciclabili, riduzione degli sprechi e ottimizzazione dei materiali.

Imballaggi flessibili in plastica

Il comparto degli imballaggi flessibili in plastica si conferma nel 2024 come un segmento stabile e strategico all’interno dell’industria del packaging. La categoria include una vasta gamma di prodotti: sacchi e sacchetti (compresi quelli per la raccolta rifiuti), sacchi industriali, film estensibile per incarto e confezionamento, film termoretraibile e estensibile per trasporto e materiali di protezione come i pluriball.

I dati più recenti indicano una produzione sostanzialmente stabile, con una leggera crescita dello 0,3%, raggiungendo circa 1.120.000 tonnellate. Un segnale di equilibrio che riflette la costante domanda da parte di settori come logistica, trasporto e stoccaggio, ambiti nei quali la plastica flessibile trova applicazioni più diffuse rispetto al confezionamento primario.

Sul fronte internazionale, il comparto mostra segnali incoraggianti: le importazioni crescono del 19% e le esportazioni del 13%, evidenziando un interesse crescente dei mercati esteri verso le soluzioni italiane, spesso apprezzate per resistenza, versatilità e affidabilità.

Gli imballaggi in plastica flessibile rappresentano circa il 45% del totale del settore flessibili, confermandosi quantitativamente più diffusi rispetto agli imballaggi da converter. Questa predominanza è legata principalmente al loro ampio impiego nella logistica e nel trasporto, piuttosto che al confezionamento primario, dove altri materiali flessibili trovano maggiore spazio.

Considerazioni di mercato. Il settore, pur stabile, presenta alcune dinamiche da osservare attentamente. La crescita delle esportazioni indica una maggiore competitività dei prodotti italiani sul piano internazionale, ma la leggera espansione della produzione interna suggerisce anche una domanda nazionale equilibrata. Allo stesso tempo, l’evoluzione della normativa sulla sostenibilità e sul riciclo delle plastiche potrebbe stimolare l’innovazione, spingendo le aziende verso materiali più ecocompatibili senza compromettere la resistenza e la praticità dei prodotti.

In prospettiva, il comparto sembra destinato a mantenere un ruolo centrale nell’ambito della logistica e del trasporto, mentre l’adozione di soluzioni più sostenibili e l’espansione verso mercati esteri rappresentano leve strategiche per rafforzare la crescita futura.

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