"Da clienti a partner: così IMA Active continua a crescere"
Le linee di sviluppo e la situazione del mercato con Andrea Semprini Cesari, IMA Active Vice President, Luca Cavazzini, IMA Active Sales & Marketing Director e Fabrizio Consoli, IMA Active R&D Technical Department Manager
Davide Miserendino
DOMINA e SOLIDA sono la punta di diamante dell’attività di IMA Active. Delle loro caratteristiche e, più in generale, della situazione del mercato delle ‘Solid dose solutions’ abbiamo parlato con Andrea Semprini Cesari, IMA Active Vice President, Luca Cavazzini, IMA Active Sales & Marketing Director e Fabrizio Consoli, IMA Active R&D Technical Department Manager.
Quali sono le principali innovazioni che contraddistinguono DOMINA e SOLIDA?
CONSOLI: “Parto dalla camma dinamica – Dynamicam – che consente la regolazione automatica del caricamento del prodotto in matrice: l’attività viene gestita direttamente dall’interfaccia operatore, non c'è più bisogno di intervenire in modo manuale o meccanico sulla macchina. La camma dinamica elimina, dunque, il cambio formato dalla camera di caricamento ed è a tutti gli effetti una camma universale per qualsiasi tipo di prodotto. Ha un range di regolazione che va da 0 a 22 millimetri di profondità e che garantisce un ampio spettro di usabilità. È un brevetto IMA, così come Preforma, una camma di compattazione che permette di aumentare la qualità delle compresse e riduce i fenomeni di capping e di laminazione, tipici di alcuni prodotti. Sul fronte dell’automazione abbiamo, invece, interfacce intuitive, controlli adattivi, sampling automatico e integrazioni con sistemi T&T (Track & Trace) per un controllo puntuale e tracciabile della posizione. Aggiungo che le macchine, essendo state progettate per essere flessibili, si adattano a diverse condizioni operative: produzioni monolayer, bilayer, ma anche contesti batch, semibatch o continui”.
La modularità diventa sempre più un elemento chiave.
CAVAZZINI: “È così. Lavorando su tanti mercati, abbiamo tra i nostri partner multinazionali e clienti di taglio più locale: la modularità ci consente di avere macchine adatte a entrambe le tipologie. Senza contare che questa caratteristica porta anche importanti vantaggi sul piano del time to market, dal momento che le macchine possono essere adattate anche in un secondo momento. È un vantaggio importante per le aziende che hanno bisogno di fare un determinato prodotto oggi e un prodotto diverso domani. E porta con sé benefici anche in termini di sostenibilità, perché non c’è bisogno di stravolgere la macchina per cambiare tipologia di produzione, ma è sufficiente installare nuovi gruppi modulari”.
Parlando di sostenibilità, su cosa agirete per migliorare ancora le vostre performance?
SEMPRINI CESARI: “Se parliamo di packaging l’attenzione è rivolta soprattutto ai materiali: abbiamo programmi dedicati come il NOP (No-Plastic Program), che mira alla promozione di materiali sostitutivi alla plastica per i packaging che vengono lavorati sulle macchine IMA, cercando quindi di ottenere il prodotto più sostenibile possibile. Guardando invece al processo, dal momento che sui materiali c’è molto meno spazio di intervento, ci concentriamo sull’efficienza delle macchine e sul monitoraggio continuo per ridurre al minimo la quantità di scarti. Di grande importanza anche la riduzione del time to market grazie ai digital twin, tecnologie che ci consentono di individuare le criticità degli impianti prima che vengano realizzati”.
Tra le principali aree di sviluppo di IMA Active c’è il Continuous Manufacturing. A che punto siamo?
SEMPRINI CESARI: “Ne parliamo ormai da oltre dieci anni. Sarebbe una vera rivoluzione, perché non comporta solo un’evoluzione tecnologica, ma anche e soprattutto un cambio di mentalità. Oggi troviamo pochissimi prodotti che arrivano sul mercato con il Continuous Manufacturing: tutti ne parlano ma sono pochissimi i clienti che stanno implementando questa modalità. IMA agisce in due modi: c’è lo sviluppo interno – abbiamo sviluppato la prima installazione CDC (Continuous Direct Compression) – e quindi l’adattamento delle tecnologie tradizionali al continuous manufacturing. E poi c’è l’altra strada, a cui lavoriamo insieme a un’azienda di Boston di cui siamo shareholders, Continuus Pharmaceuticals: in questo caso si combina il Continuous Manufacturing con l’intero percorso che va dalla creazione dell’API alla consegna del farmaco. È una soluzione bellissima che mette insieme in un’unica linea di produzione ciò che oggi viene fatto nell’industria chimica e in quella farmaceutica. Però si scontra con un grosso ostacolo: i costi. Noi continuiamo a sviluppare questa tecnologia ma se il cliente fa una valutazione basata solo sull’investimento iniziale, gli alti costi rischiano di scoraggiarlo. Bisogna passare a una valutazione fatta con uno sguardo a 360 gradi”.
Quali sono altre linee di sviluppo?
CAVAZZINI: “Una è l’impegno sul fronte dell’alto contenimento. Ci sono prodotti sempre più complessi, pericolosi da trattare per gli operatori: ecco perché tutte le nostre macchine hanno sempre la possibilità di essere fornite in alto contenimento, uno dei nostri punti di forza”.
SEMPRINI CESARI: “Importante, inoltre, il focus sulle nuove tecnologie. Abbiamo creato dentro IMA Active un ente che si occupa di analizzare e valutare insieme ai clienti le nuove tecnologie, in primis la produzione 3D. Non sappiamo ancora se diventerà una linea di business: al momento abbiamo instaurato una collaborazione con una multinazionale interessata a indagare questa soluzione”.
Sempre più importante sta diventando l’assistenza post vendita.
SEMPRINI CESARI: “Sì. Per noi il servizio al cliente non è solo l’individuazione di una soluzione al problema della macchina, ma un concetto molto più completo. Per questo a Bologna stiamo creando un competence center: non un semplice laboratorio ma un centro che fornisca competenze che vanno al di là dell’uso delle tecnologie. Il cliente ha bisogno di mettere a punto una ricetta? Abbiamo tecnologi e farmacisti pronti ad aiutare. Il fatto che il cliente voglia realizzare il suo progetto con noi non è dirimente. Si tratta, dunque, di creare vere e proprie partnership, che possono rappresentare anche importanti centri di profitto”.
Qual è la situazione nel mercato delle comprimitrici?
SEMPRINI CESARI: “Se parliamo di farmaci in forma solida per uso orale le compresse rappresentano l’80% del mercato, le capsule il 20%. È evidente, dunque, che non si può ambire ad essere leader nel mercato farmaceutico prescindendo dal mercato delle comprimitrici. Ecco perché su questo fronte stiamo investendo tanto: dobbiamo fornire ai nostri clienti prodotti sempre più evoluti a livello tecnologico e instaurare con loro rapporti che vanno al di là delle dinamiche ‘fornitore-cliente’, diventando veri partner in grado di fornire tutti i servizi che ruotano intorno alla macchina”.
Quanto conta oggi per voi il mercato nutraceutico?
CAVAZZINI: “Il mercato nutraceutico è molto importante, sta crescendo tanto. Anche i requisiti che il mercato nutraceutico chiede dal punto di vista della funzionalità si stanno allineando verso l’alto, al punto che le nostre macchine anche in questo ambito conservano l’impronta studiata per l’industria farmaceutica”.







