Caro Stefano, ti scrivo…

La lettera del direttore di Ucima Gian Paolo Crasta: parole indirizzate al fondatore di ItaliaImballaggio, che avrebbe sicuramente saputo rispondere con la consueta arguzia e simpatia

Stefano Lavorini - Immagine tratta dal libro "Il mondo va così. Cento pensieri in libertà"
Stefano Lavorini - Immagine tratta dal libro "Il mondo va così. Cento pensieri in libertà" (Ed. Kairos Media Group, 2025)

Si chiude un 2025 molto duro per noi. Il 25 aprile si è spento il fondatore della rivista Stefano Lavorini: un punto di riferimento dal punto di vista professionale ma, ancor di più, umano. La sua lezione, per fortuna, continua a scandire il lavoro quotidiano della redazione: la rivista e la piattaforma digitale informano in modo puntuale e preciso gli operatori del settore, con un’attenzione particolare alle vicende umane e culturali che animano l’intero comparto. Qui sotto pubblichiamo una lettera del direttore di Ucima Gian Paolo Crasta: parole indirizzate a Stefano, che avrebbe sicuramente saputo rispondere con la consueta arguzia e simpatia. È l’inizio di un dialogo che ItaliaImballaggio continuerà a ‘tessere’ con il suo fondatore. 

“La vita dei morti è nel ricordo dei vivi” (Cicerone)

Caro Stefano, ti scrivo… così mi distraggo un po’.

Da quando sei partito c’è una grande novità.

La filiera dell’imballaggio è diventata pop: se ne parla in tv, affolla i podcast, non ti dico Instagram e Linkedin.

Nei palazzi storici di Roma e in quelli moderni di Bruxelles la parola packaging infarcisce molti (forse troppi) discorsi e, ora che la tavola è pronta e imbandita, tutti vorrebbero sedersi e dire la loro. 

Bene che se ne parli, non mi fraintendere. 

Benissimo ci sia traccia nelle analisi e nei documenti che la descrivono. 

Ma, come sempre accade nei fenomeni di ubriacatura collettiva, ho il timore che si rischi di perdere per strada parti fondamentali della nostra filiera.

 Pensa Stefano: lo si conosce così tanto l’imballaggio che in Europa hanno approvato una legge (elegantemente chiamata regolamento) che, solo grazie al nostro attivismo – e quando dico nostro mi riferisco per una volta, e in accezione positiva, all’Italia delle rappresentanze politiche, datoriali e produttive – abbiamo evitato che si trasformasse nel triste canto del cigno per l’intera galassia del packaging.

Tutto bene dunque? No.

Parole forti sono state spese ma, evidentemente, non sufficienti se siamo al punto della scrittura dei decreti attuativi.

Che l’imballaggio, unitamente alle filiere di raccolta e riciclo, abbia dato vita in Italia al più virtuoso sistema di economia circolare europeo e, forse, mondiale è un fatto incontrovertibile. 

Non per chi ha scritto il regolamento, a quanto pare. Visto che, nelle pieghe dell’articolato di legge, si continua a perseverare nel voler sostituire riciclo con riuso.

Peccato che le materie prime riciclate, adesso, costino più di quelle vergini.

Per cui l’economicità degli imballaggi sostenibili vacilla. 

Infine, nonostante ci siano ormai pagine e pagine di studi che attestano l’impatto minimo dei rifiuti da imballaggio rispetto alle emissioni totali, si continua a considerarli uno dei nemici giurati dell’ambiente.

Credo sia più comodo accusare il packaging piuttosto che l’A.I., gli smartphone e i server che contengono tutte le nostre memorie. 

Cose di cui non possiamo più fare a meno. Ma, d’altronde, non possiamo più fare a meno neanche dei prodotti confezionati. 

Insomma, caro Stefano…

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà. Ma noi ci stiamo preparando. È questa la novità.

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