Made in Italy e farmaceutico: un successo basato sulla cooperazione
Intervista a Sergio Dompé sulla centralità dell’innovazione tecnologica e della collaborazione di sistema per rafforzare la competitività italiana nel packaging legato alle Life Sciences.
di Maria Costanza Candi
Secondo i dati della XIII indagine statistica nazionale di UCIMA riferito al 2024, il settore farmaceutico fornito dai produttori di macchine per il confezionamento e imballaggio ha registrato un aumento del 17,2%, rappresentando un autentico traino per il mercato del packaging e processing.
Farmaceutico, biotech, nutraceutico e cosmeceutico sono infatti comparti strettamente connessi con la filiera dell’R&D, sviluppo di molecole innovative e soluzioni di imballaggio, tema chiave per un settore dove la protezione di consumatore e prodotto sono strategiche.
Ulteriore leva di innovazione, l’AI, sempre più presente nella conversazione quotidiana e tecnologia abilitante in settori connessi alla salute dove può svolgere un ruolo centrale sia in fase di sviluppo e trial che in quelle di testing precedenti all’immissione sul mercato, con significativa accelerazione del time to market.
ItaliaImballaggio ha incontrato Sergio Dompé, Presidente esecutivo di Dompé farmaceutici, e ambasciatore di una cultura industriale legata la Made in Italy non solo con i primati dell’azienda (1,234 Mld di fatturato nel 2024 con l’82% di export), ma anche attraverso la presidenza del Comitato Leonardo, think tank deputata alla valorizzazione dell’eccellenza nazionale in tutti i settori industriali.
I settori farmaceutico e biotecnologico in Italia e in Europa hanno infatti registrato una crescita costante.
Nel 2024 la crescita dell’export a 54 miliardi di euro ha determinato un valore della produzione di oltre 56 miliardi di euro per l’industria farmaceutica in Italia, in aumento rispetto ai 52 miliardi dell’anno precedente. Un risultato che si deve totalmente allo sviluppo sui mercati esteri, per cui l’Italia ha fatto meglio dell’UE negli ultimi 5 anni (+65% rispetto a +57%). Un dato che va letto insieme a quello relativo al peso delle esportazioni di medicinali sul totale manifatturiero, quasi triplicato in 20 anni (dal 3,5% nel 2004 al 9,1% nel 2024).

Quali sono le basi e i driver di questo trend pluriennale?
“Guardando ai dati economici – osserva Sergio Dompé - il potenziale del sistema produttivo italiano rivela tutta la sua compattezza, con un incremento di richieste di brevetto del 35%, a fronte di una media UE ferma al 23 e un export che raggiunge il 90%, con il packaging conseguentemente in crescita. Si tratta di dati che evidenziano come l’Italia rappresenti un ecosistema dell’innovazione dove la digitalizzazione e l’internet delle cose (IoT) sono sempre più presenti, con performance di gran lunga superiori alla media del paese e una previsione di crescita stimata attorno all’8% entro il 2027, per un giro d’affari che supera i 495 milioni di dollari. Si può affermare quindi che farmaceutico e medicale agiscano da traino per il sistema paese in termini economici, di innovazione e professionalizzazione, supportando l’R&D in medicina, che garantisce ormai una speranza di vita sempre più lunga e coinvolge oltre l’80% della spesa del settore pharma. Nel novero dei vantaggi va inserita anche la migliore qualità di vita offerta a 350 milioni di persone che in questi anni hanno avuto accesso per la prima volta alle cure primarie, riducendo la mortalità di alcune popolazioni del 60-70%. In questo quadro R&D e digitalizzazione rappresentano dei prerequisiti indispensabili per garantire innovazione e portare benessere alla società verso cui il mondo farmaceutico e medicale concentra i propri sforzi.”
La diffusione dell’AI è sempre più significativa in tutti i settori della società, ma in particolare in ambiti ad elevato contenuto tecnologico come il farmaceutico. Dompé è stata un’avanguardia in questo senso: che ruolo giocano AI e machine learning nel mercato farmaceutico e biotecnologico?
“Le tecnologie connesse e generative hanno due fini: da un canto la riduzione dell’errore, dall’altro il miglioramento produttivo. Grazie a queste innovazioni, il comparto dispone di strumenti avanzati per la definizione di strategie basate su informazioni complesse, elaborate e appropriate, dove l’uso del digitale integrato porta benefici produttivi e sociali crescenti con una riduzione dei costi operativi dal 20% al 30% e un contenimento degli errori terapeutici fino al 50%.
L’intelligenza artificiale e il machine learning stanno trasformando radicalmente non solo i modelli di ricerca e sviluppo ma anche il modo di concepire la cura. Si pensi al ruolo sempre più importante dell’analisi predittiva dei dati clinici o alla personalizzazione dei trattamenti. Questi approcci consentono di aumentare l’accuratezza diagnostica, ottimizzare i protocolli terapeutici e migliorare l’esperienza complessiva del paziente. Inoltre, in un’ottica di sostenibilità economica dei sistemi sanitari, il loro impiego contribuisce a ridurre le disuguaglianze sanitarie che è stato calcolato potrebbero costare fino a 1 trilione di dollari entro il 2040[1].
Non solo, il nostro auspicio è che questi nuovi modelli possano avere un impatto positivo anche su un altro aspetto di grande rilevanza per il nostro settore: la sperimentazione animale. Oggi questo strumento continua ad essere necessario in molti ambiti ma oggi sappiamo che l’IA può aiutarci a superarlo. Il mio auspicio è di riuscire ridurre l’impiego di animali in modo sensibile fino ad arrivare ad abolirlo definitivamente in futuro. Mi fa piacere in questo senso citare ad esempio l’iniziativa dell’FDA che nell’ambito delle New Approach Methodologies (NAMs) sta dando vita a una banca dati open access con informazioni sulla tossicità e sulla risposta farmacologica da modelli animali e umani. Sarebbe un altro grandissimo traguardo della ricerca farmaceutica. Si è calcolato che più di 9 farmaci su 10, malgrado superino i test preclinici sugli animali, falliscono poi negli studi sull’uomo[2].
Che cosa dobbiamo aspettarci dall’applicazione su vasta scala dell’AI al mondo della salute?
“L’intelligenza artificiale può davvero cambiare il modo in cui ci prendiamo cura delle persone, rendendo le diagnosi più precise, i trattamenti più efficaci e le cure più adatte a ciascun paziente. Grazie al machine learning, è possibile analizzare enormi quantità di dati clinici, individuare schemi ricorrenti e fare previsioni che aiutano i medici a decidere meglio e più in fretta. Può anche dare un grande contributo alla riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure. Ovviamente serve attenzione: se vogliamo che l’AI sia davvero utile, bisogna affrontare i problemi legati all’accesso alle tecnologie e al suo uso responsabile”.

L’Italia e l’Europa sono leader nel settore, in un contesto politico-economico dove si discute spesso dell’importanza di fare rete a tutti i livelli. Che ruolo gioca la cooperazione, seppur in un contesto competitivo?
"Come presidente di Pharmintech by Ipack-Ima e del Comitato Leonardo, ritengo fondamentale valorizzare il contributo delle aziende farmaceutiche italiane al made in Italy. Parliamo di settori ad alta specializzazione, con una forte vocazione internazionale, che rappresentano autentiche leve di sviluppo per il sistema Paese. Questa eccellenza industriale è anche un motore di crescita per comparti strategici come il packaging farmaceutico, che oggi esprime performance in costante aumento, con un fatturato che ha raggiunto i 10 miliardi di euro e che ne conferma la posizione di leadership su scala globale. Aprirsi oltre i propri confini e creare una massa critica di imprese altamente specializzate è essenziale per dare visibilità a un’Italia produttiva forse meno glam rispetto ai grandi marchi del lusso o dell’automotive, ma non per questo meno rilevante, anzi! In un contesto globale dove aumenta il rumore di fondo, riuscire a fare sistema richiede una cultura della collaborazione solida e condivisa, in cui produttori di farmaci, macchine e tecnologie uniscono le forze per costruire una rete capace di esprimere un’eccellenza industriale integrata, in grado di competere e crescere sui mercati internazionali.”
Il made in Italy è sinonimo di bellezza, ma è anche cultura tecnologica e passione del saper fare…
“Il vero potenziale delle reti produttive non può esprimersi pienamente senza una solida professionalità – osserva Dompé –. È proprio la combinazione tra competenza tecnica e passione a rappresentare uno dei tratti distintivi dell’industria italiana. Imprenditori e maestranze altamente specializzate, motivate da un forte senso di appartenenza e dedizione, sono alla base del successo del made in Italy. Una differenza concreta, costruita nel tempo, che si riflette in risultati tangibili: in quarant’anni la produzione farmaceutica italiana è passata dal rappresentare il 18% al 70% del totale europeo, affermandosi come principale hub produttivo del continente. Un traguardo raggiunto grazie all’impegno delle imprese, che non solo guidano lo sviluppo del comparto, ma contribuiscono in modo determinante alla crescita del sistema Paese, come dimostrano chiaramente i dati.”

Quali prospettive vede per il mercato sotto il profilo tecnologico e di performance? Quali le prossime innovazioni in ambito farmaceutico e come impatteranno sul packaging design?
“Una recente ricerca dell’Osservatorio life science innovation del Politecnico di Milano ha fatto emergere dati molto interessanti. Ad esempio, le aziende pharma e medtech italiane stanno puntando con decisione sullo sviluppo di app per la salute e sui sensori per la raccolta di dati clinici. Si tratta di un primo importante passo che ci permetterà in futuro di cogliere le opportunità di una nuova frontiera della medicina, quella delle terapie digitali[3]. Per quanto riguarda il packaging design, l’innovazione farmaceutica porterà a soluzioni sempre più orientate alla personalizzazione, alla tracciabilità e alla sostenibilità. I nuovi farmaci biologici e le terapie avanzate, per esempio, richiederanno confezioni intelligenti, in grado di garantire la corretta conservazione, facilitare l’aderenza terapeutica e dialogare con strumenti digitali. Il packaging non sarà più solo contenitore, ma parte integrante dell’esperienza terapeutica, in un’ottica di maggiore responsabilità verso il paziente e l’ambiente”.
Infine, non va trascurato il tema ambientale, sempre più presente in anche in campo farmaceutico. Da questo punto di vista, grazie alla ricerca di materiali innovativi e all’ottimizzazione degli imballaggi, è già oggi possibile ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale rispondendo così alla domanda di sostenibilità che emerge con forza crescente anche da parte dei pazienti”.
[1] https://www.deloitte.com/it/it/Industries/life-sciences-health-care/about/healthcare-sector-innovation.html?utm_source=google&utm_medium=cpc&utm_campaign=healthcare-lshc-always-on&utm_content=future-of-health&gad_source=1&gad_campaignid=21484716364&gbraid=0AAAAAC20Qu74FB0ydRUeIrTZHByAQ5qUZ&gclid=Cj0KCQjws4fEBhD-ARIsACC3d28G9rWaDmLueacF9y3CfuqEWyykib3bwDbG3WBru6AjcsWci-VFsBgaAgZrEALw_wcB
[2] https://oncoinfo.it/speciali/ai-e-sviluppo-farmaceutico-la-fda-punta-a-superare-il-modello-animale-e-loncologia-guarda-con-interesse-ai-nams/#:~:text=Pi%C3%B9%20del%2090%25%20dei%20farmaci,per%20superare%20il%20paradigma%20animale.
[3] https://www.aboutpharma.com/digital-health/tra-discovery-e-trial-lai-cambia-il-volto-alle-life-sciences/






