India, un mercato che cresce e chiama tecnologia

di Luca Baraldi e Generoso Verrusio

Dopo l’ultimo approfondimento dedicato alla Cina, osservata nella sua dimensione competitiva con Italia e Germania, la nuova puntata della nostra sinergia con Mecs ci porta in India, un Paese che non rappresenta tanto un concorrente diretto dell’industria italiana delle macchine per il packaging quanto piuttosto un mercato di sbocco in rapida espansione.

La differenza è sostanziale: mentre Pechino ha costruito negli anni una capacità produttiva in grado di competere sui segmenti medio‑bassi, Nuova Delhi si trova in una fase di sviluppo industriale che richiede tecnologia, automazione e affidabilità, elementi che collocano l’Italia in una posizione privilegiata.

A dare manforte a questa nostra lettura interviene il contesto macroeconomico. Secondo il Fondo monetario internazionale, ad esempio, l’India si conferma il motore più dinamico dell’economia mondiale, con una crescita prevista al 6,5% nel 2026 e nel 2027. La Cina, al contrario, rallenta: dopo anni di espansione impetuosa, scende al 4,4% nel 2026 e al 4% nel 2027, frenata dalle tensioni commerciali internazionali, in particolare dagli effetti della guerra in Iran.

Italia e Germania: due traiettorie simili
L’India, dal canto suo, non sottrae quote di mercato all’Italia, ma di certo assorbe tecnologia. Il mercato indiano delle macchine per il packaging vale oggi 2,309 miliardi di euro e raggiungerà i 2,547 miliardi nel 2029, con un tasso di crescita composto del 2% nel periodo 2025-2029. La struttura del mercato è “rivelatrice”: circa il 66% della domanda è coperta da produzione locale, mentre il restante 34% proviene dall’estero. All’interno di questa quota, l’Italia rappresenta circa l’8% delle importazioni, mentre il resto è distribuito tra Germania e altri Paesi. È un equilibrio che mostra come l’India stia costruendo un proprio tessuto produttivo, ma che allo stesso tempo riconosca il valore della tecnologia europea nei segmenti più avanzati.

Anche i dati Istat, che coprono circa l’80% delle proiezioni export raccolte dal centro studi Mecs, ci permettono di leggere con precisione il ruolo dell’Italia in questo scenario. L’export italiano di macchine per il packaging cresce da 5,09 miliardi nel 2020 a 6,52 miliardi nel 2024, con una previsione di 6,61 miliardi nel 2025 e un Cagr del 5,4% nel periodo 2020-2025. All’interno di questo quadro, l’India emerge come uno dei mercati più dinamici: le esportazioni italiane verso il Paese passano da 88,8 milioni nel 2020 a 168,1 milioni nel 2023, raggiungono 179,9 milioni nel 2024 e si attestano a 155,8 milioni nel 2025.

La Germania segue una traiettoria simile ma più irregolare. Le esportazioni tedesche verso l’India crescono da 83,3 milioni nel 2020 a 150,6 milioni nel 2022, raggiungono un picco di 238,6 milioni nel 2023 e scendono a 176,9 milioni nel 2024. La volatilità è maggiore rispetto all’Italia, ma il dato complessivo conferma che i due Paesi europei presidiano stabilmente la fascia alta del mercato indiano.

L’export indiano cresce, ma resta lontano dagli standard europei
L’India esporta macchine per il packaging per 157,9 milioni nel 2020, 220,4 milioni nel 2023 e 256,8 milioni nel 2024, con una previsione di 277,5 milioni nel 2025 e un Cagr dell’11,9%. È una crescita significativa, ma su valori ancora troppo contenuti per rappresentare una “minaccia” competitiva per Italia e Germania. La qualità media dei macchinari indiani rimane inferiore agli standard europei, e la loro diffusione è concentrata in mercati emergenti dove il prezzo è il principale driver di scelta.

In prospettiva, dunque, l’India non è un competitor ma un acceleratore o, meglio, un incubatore di tecnologia europea. È un mercato che cresce più della media mondiale e che continuerà a rivolgersi ai fornitori europei per i segmenti più avanzati.

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