La nuova frontiera delle analisi MOCA

Dalle analisi mirate di contaminanti agli screening di sostanze non aggiunte intenzionalmente

Marinella Vitulli - Food Contact Expert AIBO - 035

Negli ultimi anni, chi opera nel mondo dei materiali e oggetti a contatto con gli alimenti ha percepito un cambio di passo deciso. Una transizione silenziosa ma profonda, che sta modificando il modo stesso in cui viene valutata la sicurezza dei materiali. A guidarla non è soltanto l’innovazione tecno logica dei polimeri, dei materiali metallici e dei multimateriali o delle carte riciclate, né la spinta verso la sostenibilità. Il motore principale di questo cambiamento è l’evoluzione dell’approccio regolatorio e della chimica analitica: siamo entrati nell’era in cui le analisi di screening non mi rate stanno diventando più importanti dei test target tradizionali.

Il nuovo quadro normativo europeo spiega molto bene perché ciò stia accadendo. Con il Regolamento (UE) 2025/351, che introduce requisiti più stringenti sulla qualità e purezza delle sostanze utilizzate nei MOCA, non è più sufficiente verificare la conformità delle sostanze note, autorizzate, già presenti nelle positive list. Inoltre, con l’approccio One Substance One Assessment della Commissione Europea, perde rilevanza la distinzione formale tra IAS e NIAS: le sostanze vengono valutate in modo integrato e qualitativo sulla base delle loro proprietà intrinseche e del profilo di rischio, indipendentemente dal fatto che siano intenzionalmente utilizzate o generate incidentalmente. Il legislatore chiede ora di spingersi oltre: identificare tutte le sostanze presenti già nella materia prima e lungo tutto il ciclo di produzione.

Solo così è possibile determinarne il reale profilo tossicologico e dimostrare che il materiale è sicuro per il consumatore. Qui nasce la necessità – e l’urgenza – di strumenti analitici più ampi, più sensibili, capaci di rilevare ciò che non sappiamo di dover cercare. Le analisi target, basate sull’identificazione di molecole specifiche, restano fondamentali ma non bastano più. La complessità dei materiali moderni, soprattutto quelli riciclati, introduce composti degradativi, impurità, oligomeri e prodotti neoformati che sfuggono agli approcci classici. È proprio in questo scenario che le tecniche di screening emergono come la risposta strutturale del settore.

La loro forza risiede nell’ampiezza del campo di indagine: si applicano metodi cromatografici, che separano e identificano i contaminanti grazie all’accoppiamento con la spettrometria di massa, quali HS GC MS per i composti volatili, GC MS per i semivolatili, LC QTOF per i non volatili e i contaminanti emergenti; queste tecniche se integrate da tecniche spettroscopiche e termiche come FT IR, DSC e TGA, formano una rete di osservazione capace di restituire un profilo completo del materiale. Non si tratta solo di rilevare un picco cromatografico: oggi un laboratorio avanzato ricostruisce la formula molecolare, valuta la distribuzione isotopica, confronta lo spettro nelle librerie scientifiche e proprietarie, e infine conferma l’identità del composto con analisi MS/MS dedicate. È un processo che richiede competenze elevate e infrastrutture tecnologiche robuste, ma che permette di intercettare, identificare e valutare sostanze che un tempo sarebbero passate inosservate.

Per comprendere l’impatto reale di questo approccio, basta osservare ciò che accade ogni giorno nei laboratori. Gli screening basati su indagini termiche e in infrarosso permettono di individuare i componenti principali, mentre le impurità pericolose per il consumatore sono individuate con tecniche cromatografiche. Allo stesso modo, la combinazione tra screening e valutazione del rischio che include l’impatto tossicologico permette di affrontare in maniera armonica le conclusioni per valutare la sicurezza dei materiali.

Un ruolo chiave in questo processo lo svolgono le librerie strumentali ma anche i database sui NIAS, veri e propri archivi della conoscenza chi mica accumulata sul campo. Banche dati costruite su migliaia di campioni analizzati – plastica, carta, multimateriali – che contengono oggi migliaia di composti unici, ognuno correda to da una valutazione del rischio. È grazie a queste librerie che i laboratori possono riconoscere schemi ricorrenti, identificare in pochi minuti ciò che un tempo richiedeva settimane e offrire ai produttori indicazioni concrete per migliorare processi e formulazioni.

Lo spostamento verso lo screening non è solo una questione normati va, né solamente tecnica. Ha anche un impatto culturale: spinge l’intera filiera ad abbandonare l’idea di un controllo standard valido per tutti e a muoversi verso un modello di analisi progettate sul rischio, su misura per la specifica combina zione di materiale, processo e applicazione. Questo significa che la chimica analitica non è più solo un controllo finale, ma diventa parte integrante della progettazione del packaging, soprattutto quando si parla di spingersi sempre più verso imballaggi sostenibili.

Il riciclo della plastica, della carta e di altri materiali, l’utilizzo di materiali innovativi introducono inevitabilmente un grado maggiore di variabilità rispetto ai materiali vergini. Senza indagini di screening non sarebbe possibile garantire sicurezza e prestazioni a livello industriale, né valutare con accuratezza fenomeni complessi come il rilascio di sostanze o microplastiche, o le interazioni tra strati in un multistrato. Per valutare il reale impatto sul consumatore, sempre più spesso, la valutazione viene estesa anche all’alimento reale quando il simulante non fornisce risposte affidabili. Metalli pesanti, composti organici in contatto con matrici complesse: sono tutti ambiti in cui l’analisi diretta in alimento, se condotta con protocolli validati e ove possibile accreditati, aggiunge un tassello fondamentale alla valutazione del rischio.

La direzione è chiara: nel mondo MOCA lo screening non è più un extra, ma un pilastro, e deve essere svolta con svariate tecniche, tra le quali la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa ad alta risoluzione (LC HRMS, o LC HR MS) non può più essere trascurata, per garantire il controllo di contaminanti medio pesanti o polari.
I laboratori sono chiamati a integrare tecniche, condividere metodi, costruire banche dati, collaborare in gruppi di lavoro e aggiornarsi continuamente. La sicurezza del consumatore e l’innovazione dei materiali non possono essere garantite con strumenti e approcci di ieri. E oggi più che mai, sapere cosa si sta cercando è meno importante di sapere che cosa c’è davvero in un materiale.

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