Così il Celeste Impero ridisegna la geografia mondiale del packaging
La nostra analisi comparata Cina-Italia sui dati esclusivi del centro studi Mecs
di Luca Baraldi e Generoso Verrusio
Il mercato di sbocco a più rapida espansione, il competitor che si avvantaggia dei bassi costi della manodopera: se nel 2026 perseveriamo a leggere la Cina del packaging attraverso queste categorie, stiamo osservando il fenomeno – nel migliore dei casi – con le lenti di una gradazione insufficiente, alla lunga sbagliata.
Il Celeste Impero, oggi più che mai, è un attore che può vantare un ruolo da protagonista nel complesso mondo delle macchine per l’imballaggio.
Il confronto tra Italia e Cina, poi, mostra un cambiamento strutturale che non riguarda solo i volumi, ma la distribuzione della domanda, la natura della competizione e il posizionamento tecnologico dei due Paesi.
I dati esclusivi elaborati da Mecs per ItaliaImballaggio delineano un quadro in cui la crescita cinese procede con un dinamismo che non ha equivalenti, mentre l’Italia, similmente alla Germania, si difende consolidando la propria leadership nei mercati più maturi e avanzati.
Un mercato che si chiude (e un competitor che avanza)
Guardare la Cina come mercato di destinazione fa una certa impressione. L’export italiano delle macchine per il packaging verso Pechino passa da 275 milioni nel 2020 a 171 milioni nel 2024, fino a 134 milioni nel 2025. È un netto dimezzamento in cinque anni. Nello stesso lasso di tempo, l’export cinese verso l’Italia cresce da 28 a oltre 43 milioni: se la Cina non è più un approdo naturale per la tecnologia italiana, l’Italia lo è per quella cinese.
Il mercato interno cinese delle macchine per il packaging vale oggi 8,2 miliardi di euro e si avvicinerà ai 10 miliardi nel 2029, con un ritmo di crescita del 4,1% annuo. È un sistema produttivo vasto e dinamico: le sue esportazioni di settore passano dai 2 miliardi del 2020 ai quasi 3,9 miliardi del 2025. Anche l’Italia cresce, ma con un passo più scandito e regolare: dai 5 miliardi del 2020 ai 6,6 miliardi del 2025.
L’analisi dei primi venti mercati di destinazione dell’export italiano nel 2025 mostra come la Cina stia guadagnando terreno. In India Pechino raggiunge 203 milioni di euro contro i 155 milioni italiani. In Brasile arriva a 62 milioni mentre l’Italia si ferma a 143. In Svezia tocca i 13,4 milioni mentre l’Italia resta a 137. In Belgio sfiora i 12,2 milioni contro gli oltre 108 italiani. In Svizzera supera i 4,6 milioni mentre l’Italia scende a 101.
In altri mercati la Cina resta dietro in valore assoluto, ma cresce con rapidità. In Germania, ad esempio, sale a 83,5 milioni mentre l’Italia arriva a 357. In Spagna avanza a 44,4 milioni mentre l’Italia cresce a 343. Nel Regno Unito arriva a quasi 50 milioni mentre l’Italia si attesta a 231. È una dinamica che riflette la capacità cinese di presidiare i segmenti medio-bassi con un’offerta sempre più competitiva, sostenuta da prezzi aggressivi e da una qualità percepita in costante miglioramento.
L’Italia mantiene però una superiorità nei mercati dove la domanda privilegia soluzioni complesse e affidabilità. In Francia resta stabile sopra i 426 milioni, mentre la Cina si ferma a 30. In Messico supera i 316 milioni contro i 62 cinesi.
Russia, Sud-Est asiatico e Medio Oriente: la nuova frontiera cinese
La Russia rappresenta forse il caso più eclatante di questa panoramica “per Paesi”. L’export cinese passa da 68 milioni nel 2020 a oltre 300 milioni nel 2025, mentre l’Italia scende da 130 a 102 milioni. Il divario si è ribaltato, trasformando il mercato russo in uno dei principali poli di espansione della tecnologia cinese.
Il Sud-Est asiatico conferma la stessa tendenza. In Vietnam, la Cina passa da 119 a 251 milioni, mentre l’Italia scende da 46 a 28 milioni. In Indonesia, la Cina sale da 98 a 240 milioni, mentre l’Italia cala da 92 a 53 milioni. In Thailandia, la Cina cresce da 87 a 164 milioni, mentre l’Italia avanza con un ritmo più lento.
Nel Golfo, la Cina accelera praticamente ovunque: in Arabia Saudita raggiunge i 58,9 milioni di euro di export nel 2025, mentre negli Emirati Arabi Uniti arriva a 60,4 milioni, consolidando una presenza che fino a pochi anni fa era residuale. In Qatar supera i 3,8 milioni e in Kuwait sfiora i 5 milioni. L’Italia cresce bene soprattutto in Arabia Saudita ed Emirati, dove nel 2025 tocca rispettivamente 94,8 e 97 milioni di euro, ma la Cina avanza più rapidamente in termini relativi.
Il “triangolo competitivo”
La Germania, insieme all’Italia, figura tra i principali esportatori di macchine per il packaging del mondo. Il suo export passa dai 5,8 miliardi di euro del 2020 a oltre 7,8 miliardi nel 2025. In valore assoluto cresce più dell’Italia e più della Cina.
Il triangolo competitivo, insomma, è in fase di ridefinizione e con buona approssimazione possiamo dire che i tedeschi mantengono la leadership tecnologica, gli italiani presidiano la fascia alta (forti di una grande specializzazione), i cinesi conquistano quote nei mercati più sensibili al prezzo.
Per l’Italia del packaging la sfida non è affatto semplice. Il confronto con la Cina riguarda non tanto e non soltanto i volumi, ma la capacità di interpretare un mercato globale che cambia direzione e velocità più volte e – come dimostrano gli ultimi tragici teatri di guerra – senza preavviso.






