Esselunga: packaging sostenibile e consumatori consapevoli
Maria Costanza Candi
Presente in 8 regioni e 39 province con oltre 190 negozi,131 Bar Atlantic e 50 beauty store Eb, il Gruppo, che vanta una storia avviata nel 1957 con il primo supermercato aperto in Italia, non è solo tra i principali distributori italiani, ma anche food company. Quello di Esselunga è quindi un punto di vista molto ampio sulle problematiche legate al packaging e alla sua sostenibilità in particolare per quanto riguarda la private label. Per saperne di più, ItaliaImballaggio ha incontrato Fabio Fiorelli, PURCHASING e R&D PACKAGING MANAGER della Direzione Commerciale di Esselunga, che racconta l’attenzione del Gruppo al tema dell’imballaggio in chiave sostenibile e il focus sulla shelf-life.
Ci racconta la visione di Esselunga, guardando in particolare a marketing e innovazione di design e materiali?
Esselunga mette al centro dell’attenzione quello che i clienti chiedono. Quindi alla domanda di sostenibilità, noi rispondiamo con la sua declinazione in tutti i settori che riguardano il nostro business, incluso naturalmente il packaging. Siamo partiti nel 2019, in largo anticipo rispetto alle richieste della normativa, facendo per tempo scelte che ci hanno permesso di anticipare di due anni le deadline fissate nel 2025. A livello strategico abbiamo deciso di approcciarci in modo scientifico al problema, implementando un software per la gestione della riciclabilità degli imballaggi, con l’obiettivo di identificarne la riciclabilità tenendo conto di quattro indicatori: CO2 equivalente utilizzata, plastica nel prodotto, acqua utilizzata per la produzione e indice di circolarità (tiene conto degli effettivi stream di riciclo presenti sul territorio nazionale). Ad esempio, abbiamo sostituito materiali, diminuito gli spessori, aumentato le percentuali di riciclato. Questo ci ha permesso di intervenire in modo mirato sui singoli imballaggi massimizzando il risultato in poco tempo, con un unico obiettivo di base, non ridurre le shelf life per non aumentare lo spreco alimentare.
Che impatto hanno pack design e sostenibilità nel condizionare la sensibilità del consumatore?
La situazione geopolitica ha da tempo un impatto sulle abitudini di spesa dei consumatori e Sui volumi di vendita. Se si parla di prodotti di alta gamma, il consumatore inserisce la sostenibilità nella propria decisione d’acquisto, mentre per il primo prezzo, la convenienza rimane centrale. La capacità del distributore di veicolare con chiarezza i propri valori diventa elemento chiave per orientare il cliente. È importante quindi essere in grado di comunicare in modo corretto le caratteristiche del packaging, renderle riconoscibili al cliente motivandolo a spendere di più proprio per questi elementi valoriali differenzianti.
Quanto gioca la comunicazione in questo processo?
Il brand deve riuscire a trasferire le informazioni legate alle sue scelte ambientali. In tal senso c’è stato un generale miglioramento, con una forte sensibilizzazione di tutti gli attori della filiera, soprattutto post covid, passando dal processo di demonizzazione della plastica ad un approccio più consapevole e scientifico, tenendo conto delle reali esigenze del prodotto da confezionare, delle esigenze di shelf-life e di conservazione: non esiste quindi un'unica soluzione di packaging, ma la più adatta in base alla funzione richiesta.
Stiamo tornando alla polarizzazione tra materiali buoni e cattivi o la trasformazione in termini di sensibilità ambientale e consapevolezza si sta consolidando?
Parlo spesso del concetto di sostenibilità percepita e reale, poiché in Esselunga la valutazione del packaging più idoneo ha basi scientifiche. Usiamo quindi indifferentemente le diverse tipologie di imballaggio per rispondere alle diverse esigenze di conservazione del prodotto. L’uso di metodologie LCA per le valutazioni di impatto, ci permette di avere dati reali e quindi argomenti utili per sviluppare messaggi chiari e capaci di guidare il consumatore nella comprensione del processo, portandolo a scelte migliori, ma soprattutto, consapevoli.
Parliamo di PPWR e in particolare del tema riuso, che per il grocery potrebbe significare una rivoluzione a meno che non si trovino soluzioni basate sul buon senso…
Come Esselunga, abbracciamo i principi del Regolamento, portatori di valori che sosteniamo da anni. Manca ancora tuttavia attenzione alle modalità di applicazione di alcuni requisiti che potrebbero avere un impatto notevole sulle aziende come la nostra, una food company, che unisce in sé le anime della distribuzione e produzione. È fondamentale avere una maggiore chiarezza sulle attività da implementare per definire le nuove strategie le cui applicazioni in negozio sono molto complesse da gestire; certamente saremo pronti nel momento in cui avremo decreti attuati e atti delegati della UE che chiariranno alcuni punti e ci adegueremo confermando la centralità della sostenibilità, la shelf life dei prodotti e la sicurezza del consumatore.






