Un protocollo d’intesa per il flexible packaging

Siglato da Unione Italiana Food, Giflex e Ucima uno "storico" Protocollo di filiera sul flexible packaging.

Più riciclabile e sostenibile: la nuova vita degli imballaggi flessibili grazie al “Protocollo di filiera”, unico nel suo genere, siglato da Unione Italiana Food, Giflex e Ucima.  

Alla presenza del Min. dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e del Sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica, On. Vannia Gava, l’Unione Italiana Food (Associazione che rappresenta 450 aziende del settore alimentare italiano), Giflex (Associazione che rappresenta 40 aziende produttrici di imballaggi flessibili destinati per l’80% al confezionamento di prodotti alimentari) e UCIMA (Associazione che rappresenta 200 aziende nel settore dei Costruttori Italiani di Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’imballaggio) hanno siglato a dicembre un protocollo d’intesa per offrire alle aziende della filiera alimentare italiana soluzioni che rendano l’imballaggio flessibile più riciclabile e sostenibile.

I tavoli tecnici previsti dal protocollo studieranno infatti soluzioni tecnologiche per rendere possibile l’utilizzo di nuovi materiali e migliorare i sistemi automatici di selezione e pretrattamento dei rifiuti di imballaggi in plastica ed evitare che vengano inviati in discarica o all’incenerimento.

Come ha dichiarato il ministro Giorgetti «Si tratta di un progetto che approccia in maniera corretta la sfida della sostenibilità ambientale delle nostre aziende e che si pone nella giusta traiettoria del Pnrr».

L’accordo tra Unione Italiana Food, Giflex e UCIMA si profila, dunque, come un tentativo unico nel suo genere. Lo scopo è mettere a sistema competenze e conoscenze per il raggiungimento degli obiettivi globali ed europei di riduzione delle emissioni e diffondere soluzioni di economia circolare capaci di garantire il consolidamento di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

Finalità del protocollo

Obiettivo del Protocollo d’intesa è dunque di arrivare a recuperare e riciclare circa 50.000 t di materie plastiche da destinare a seconda vita, ipotizzando, come target di partenza, un recupero e riciclo del 50% di imballaggi flessibili raccolti.

Ogni anno, in Italia, arrivano sul mercato circa 180.000 t di imballaggi flessibili, di cui l’80% destinati a proteggere, conservare, trasportare e commercializzare prodotti alimentari.
In termini di impatto ecologico, parliamo di un materiale molto sostenibile, visto che il 70% degli imballaggi flessibili è riciclabile, sebbene l’effettivo invio al riciclo sia condizionato da alcuni limiti legislativi e tecnologici (legati alla composizione stessa degli imballaggi flessibili, per lo più multistrato e/o multimateriale).

Il tema dell’effettivo avvio a riciclo di questo materiale è di particolare rilievo per la nostra economia, sia perché l’imballaggio flessibile è molto diffuso in ambito agroalimentare (leggerezza ed efficienza permettono, con poca materia prima, di garantire l’igiene e la protezione del prodotto confezionato, la sicurezza del consumatore nonché di garantire le proprietà tecnologiche richieste), sia perché l’Italia è tra i leader europei nella produzione di macchinari per la realizzazione di imballaggi flessibili e il packaging (mercato che fattura complessivamente oltre 11 miliardi di euro).

Proprio per non disperdere una risorsa così significativa e dare un contributo concreto all’ambiente, Paolo Barilla (Vicepresidente di Unione Italiana Food), Alberto Palaveri (Presidente Giflex) e Riccardo Cavanna (Vicepresidente UCIMA) hanno firmato il Protocollo d’Intesa che sancisce una collaborazione unica nel suo genere fra le tre associazioni.  

Con la sigla di questo protocollo, le Associazioni si impegnano entro gennaio 2022 a organizzare un primo tavolo di lavoro tecnico, con membri di altissimo profilo provenienti dalla filiera, per analizzare i problemi che ostacolano la sostenibilità e riciclabilità degli imballaggi flessibili ed elaborare possibili soluzioni. Al tavolo verranno invitati anche i funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), del Ministero della Transizione Ecologica (Mite), del Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e del Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli imballaggi in Plastica (Corepla).

Le sinergie frutto del Protocollo d’Intesa saranno poi alla base della costituzione di una serie di gruppi di lavoro che si occuperanno, tra le altre cose, di verificare quali interventi tecnologici possano essere operati sulle linee di produzione di packaging e su quelle confezionatrici per rendere possibile l’utilizzo di nuovi materiali e di studiare soluzioni tecnologiche per migliorare i sistemi automatici di selezione e pretrattamento dei rifiuti di imballaggi in plastica ed evitare che vengano inviati in discarica o all’incenerimento. Ipotizzando, come target di partenza, un recupero e riciclo del 50% di imballaggi flessibili raccolti, un primo obiettivo sarà quello di recuperare circa 50.000 tonnellate di materie plastiche da destinare a una seconda vita.

Superare gli ostacoli alla sostenibilità del packaging flessibile

L’effettivo avvio a riciclo degli imballaggi flessibili, anche alla luce dell’ampio utilizzo che se ne fa, rappresenta una sfida che impegna tutti gli attori in campo e in particolare tre comparti che, nel complesso, sviluppano un fatturato di oltre 50 miliardi di euro: dai produttori di macchinari per la realizzazione di questo imballaggio, alle aziende produttrici di imballaggi flessibili, fino al settore alimentare che ne è uno dei principali utilizzatori.

Sebbene il 70% degli imballaggi flessibili sia riciclabile, alcuni ostacoli tecnici - comuni anche ad altri materiali plastici - ne impediscono l’effettivo avvio a riciclo.
Le tecnologie di selezione dei diversi imballaggi plastici, ad esempio, presentano limiti nel riconoscimento dei materiali di cui sono composti, sia per le dimensioni degli imballi stessi che per alcune caratteristiche, come la metallizzazione dei film. Questo fa sì che anche gli imballi 100% riciclabili non vengano di fatto riciclati: in Italia oltre il 50% dei materiali plastici (inclusi gli imballaggi flessibili) viene raccolto come rifiuti plastici misti, ma non tutto può essere recuperato e di conseguenza viene inviato in discarica o all’incenerimento.

Affinché gli imballaggi flessibili possano passare da “riciclabili” a “riciclati” sarà necessario, inoltre, risolvere alcune problematiche.

  • In primo luogo la ricerca di mercati di sbocco alternativi all’alimentare, visto che - con rare eccezioni - la legge impedisce di usare plastica riciclata negli imballaggi per il food.
  • C’è poi il tema della gestione  dell’imballaggio flessibile post-consumo da parte dei Comuni che, nonostante la riciclabilità, chiedono di conferire i film plastici nella frazione indifferenziata.
  • Infine, c’è la grande questione delle tecnologie e della ricerca: trovare materiali sostitutivi o riconvertire strumenti e macchinari sono operazioni gravose dal punto di vista economico e soprattutto non sempre rappresentano strade tecnicamente percorribili.

Secondo il Piano per l’Economia Circolare dell’Unione Europea, entro il 2025 il 50% degli imballaggi plastici dovrà essere riciclabile, mentre entro il 2030 tutti gli imballaggi sul mercato dell'UE dovranno essere riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente sostenibile.

Scopri maggiori informazioni sulle aziende citate in quest'articolo e pubblicate sulla Buyers' Guide - PackBook by ItaliaImballaggio
GIFLEX (Gruppo imballaggio flessibile)