Caffè & tè: mercato e packaging

Annoverati fra le bevande analcoliche, i comparti caffè, tè, tisane & infusi risultano in “buona salute”. Le dinamiche di mercato in Italia e le tipologie di confezionamento impiegate. 

Barbara Iascone 

Caffè

Consumati sia caldi che freddi, caffè, tea, tisane e infusi risultano crescere anno dopo anno: queste bevande analcoliche sono ormai diventate un rituale giornaliero per quasi tutti gli italiani. 
E se il caffè rimane tradizionalmente la bevanda più diffusa, sia i tè che le tisane e gli infusi - idealmente associati a uno stile di vita sano e salutare - stanno prendendo sempre più piede.

Dinamiche di mercato, comparto per comparto

Seppur accomunati da molti elementi, questi settori merceologici presentano alcuni tratti caratteristici, pertanto vengono analizzati in maniera distinta, anche per quanto concerne il confezionamento.

Il caffè 
L’Italia risulta essere uno degli attori più competenti a livello internazionale nella lavorazione e produzione di caffè che, nel nostro caso, comincia dal processo di tostatura e macinatura dei chicchi di caffè verde importato e non torrefatto. La principale caratteristica della produzione italiana è la sapiente miscelatura di grani provenienti da aree geografiche differenti. Questo comporta che la lavorazione nostrana si riferisca solo al caffè importato, da cui derivano poi produzione, esportazioni e consumi.
Nel 2023, ultimi dati al momento disponibili, sono state circa un migliaio le aziende impiegate in questo processo produttivo, con un’occupazione diretta stimata di circa 7.000 addetti, generando un fatturato che si aggira intorno ai 4,8 miliardi di euro, per il 48% derivante dalle esportazioni. 

Produzione e consumi. In base alle prime elaborazioni relative al 2024, i dati ci mostrano un settore in leggera contrazione, -0,5% per il fatturato e -1,6% per le tonnellate prodotte.
La produzione di caffè torrefatto in Italia dovrebbe ammontare intorno alle 501.000 t, di cui quasi il 60% destinato all’export. 
Sempre nel 2024, le esportazioni di caffè torrefatto crescono sia in termini di fatturato che di quantità: +8,8% nel primo caso e +1,4% nel secondo. 
Con il 38% circa della produzione italiana destinata all’export, le tonnellate di caffè torrefatto esportato sono state 296.000, per un valore pari a circa 2,2 mld di euro. Analizzando i numeri riferiti alle esportazioni, i principali paesi di destinazione del nostro prodotto risultano come sempre, Germania Francia e Stati Uniti.
In crescita anche le importazioni: nel 2024 le importazioni di caffè verde registrano un +27% per il fatturato e un +1,5% per le tonnellate.
In base ai dati ISTAT, oltre il 96% delle importazioni di caffè è rappresentato dal caffè verde importato dai vari Paesi produttori e questo rappresenta il volume disponibile per la trasformazione nel nostro Paese. Più della metà delle nostre importazioni di caffè verde proviene da due soli paesi produttori: Brasile (principalmente le qualità̀ Arabica) e Vietnam (la qualità Robusta). 
Il resto delle importazioni riguarda caffè tostato, per lo più̀ solubile e macinato in capsule, proveniente soprattutto dagli stabilimenti svizzeri del gruppo Nestlé-Nespresso. 
Per una lettura coerente dei dati, analizzando le quantità in peso, è necessario considerare alcuni fattori fondamentali. Prima di tutto va sottolineato che il caffè tostato e macinato pesa un 20% in meno rispetto a quello verde in grani, traducendo in numeri quindi da 371 t/000 a 296,80. In secondo luogo, di queste circa l’84% è destinato alla preparazione della bevanda, sia essa consumata in casa che fuori casa, il restante 16% è destinato all’uso industriale, vale a dire alla preparazione di prodotti tipo gelati, yogurt, bibite, dessert, ecc. Calcoli alla mano, il caffè confezionato consumato in Italia nel 2023 risulta pari a 249,31 t/000.
Alimentati dai vari canali del retail e dall’e-commerce, i consumi domestici rappresentano il 71% della quantità̀, mentre i consumi fuori casa, alimentati dalle vendite nell’Ho.Re.Ca., nel vending e nell’OCS, rappresentano il 29% a quantità̀. 
A valore, il distacco fra i due settori si riduce dato che, nel fuori casa, si opera con prezzi mediamente più̀ elevati rispetto al dettaglio. 
Sempre a proposito dei consumi domestici, il caffè macinato nelle varie versioni (macinato normale e macinato espresso), resta ancora la tipologia più diffusa nel mercato con il 68% di share. In continua e costante crescita, il caffè porzionato in cialde o capsule rappresenta ad oggi circa il 20% dei volumi totali del caffè macinato. Il 7,3% del caffè consumato in Italia è rappresentato dal caffè in grani mentre il restante 4,7% è rappresentato dal caffè solubile.

Il tè e gli infusi
Il segmento del tè si suddivide in due tipologie di prodotti: da una parte abbiamo tè, infusi e tisane somministrate in bustine, dall’altra i prodotti sfusi oppure solubili preparati dal consumatore per ottenere bevande calde o fredde. Accanto alle due tipologie citate, abbiamo anche le bibite pronte, da consumarsi fredde o a temperatura ambiente.
Parlando di infusi, cominciamo con il sottolineare che in Italia sono presenti pochissime piantagioni di tè; pertanto, quando si parla di produzione nazionale ci si riferisce essenzialmente al confezionamento di tè sfuso importato.

Produzione e consumi. Nel 2023 la produzione totale riferita a tè, infusi e tisane è stata di 20.158 tonnellate (dati ISTAT ultimi disponibili), in calo del 6% rispetto al 2022. 
Il settore del tè da infusione registra, nel 2024, un calo nella produzione espressa in quantità pari al -1,5%, a fronte però di andamenti positivi sia per le importazioni che per le esportazioni. Questo elemento è di fondamentale importanza in questo settore, perché la maggior parte del tè confezionato in Italia arriva dall’estero. 
La produzione italiana nel 2024 dovrebbe assestarsi su circa 1.470 tonnellate, a fronte di un’importazione sfusa di circa 3.420 tonnellate, in crescita dell’11,2%. Questo dato ha portato ad aumentare del 7% la disponibilità al confezionamento in Italia. Se consideriamo poi i dati relativi alle esportazioni e alle importazioni confezionate, il consumo apparente registra un +4,7%. 
A conferma della crescita del consumo apparente - che, lo ricordo, non tiene conto del movimento scorte - è l’indagine di Adnkronos “Età senza età”, dalla quale emerge che il consumo di tè, infusi e tisane negli ultimi anni è aumentato di oltre il 20% specialmente tra gli over 51. 
Analizzando il mercato del tè, si deve prendere in considerazione anche il segmento relativo alla bibita fredda, spesso acquistata in sostituzione di altre bibite sia piatte che carbonate o di succhi di frutta. 
Il tè freddo rappresenta in Italia la bevanda più bevuta dopo la cola, con un consumo pro capite di oltre nove litri annui, uno tra i valori più alti a livello europeo. 
Oltre ai tradizionali gusti fruttati, si sono affermate anche altre varianti, come il tè verde, che ha ormai raggiunto il 10% circa dei volumi totali, e il tè deteinato, quest’ultimo veicolato soprattutto sul target ragazzi. 
Negli ultimi anni si è diffuso il consumo di tè misto a bevande fruttate. Secondo l’elaborazione dei dati dell’Istituto Italiano Imballaggio, nel 2024 i consumi di questa bibita si sono assestati intorno ai 577 milioni di litri, registrando un -1% legato essenzialmente al calo generalizzato nel settore bevande. 
Tra i marchi principali in questo ambito abbiamo Ferrero con la linea Estathé e l’ultima nata Fustea by Nestelè.

Tè

Il confezionamento: tipologie e settori di sbocco

Packaging del caffè 
Sono circa 27.965 le tonnellate di packaging utilizzate nel 2024 per il settore caffè destinato alla preparazione della bevanda. Questo valore comprende sia la parte destinata al settore Horeca (bar e ristorazione) e quella che viene consumata in ambito domestico (compreso le capsule utilizzate sia in casa che in ufficio). (Tabella 4).
Parlando di confezionamento, è opportuno fare una distinzione tra il caffè destinato al consumo domestico e quello relativo all’Ho.Re.Ca.
Le tipologie di packaging utilizzate nel confezionamento del caffè sono le seguenti: 
- per l’83% il prodotto è confezionato in sacchetti poliaccoppiati flessibili con capacità tra i 250 g fino ai 3 kg, questi ultimi destinati all’horeca; 
- l’8% è imputabile ai barattoli di acciaio, con capacità analoghe a quelle dei contenitori poliaccoppiati;
-il 7,6%, in crescita, è rappresentato dal caffè monoporzione confezionato in capsule di alluminio o cialde realizzate in plastica oppure in carta. 
- il restante 1,4%, principalmente caffè solubile, viene confezionato in prevalenza in sacchetti di carta (1%), in vasetti di vetro (0,3%) o in astucci di cartoncino (0,1%).
Nell’ambito del caffè mono porzionato continua il dominio delle capsule rispetto alle cialde, anche se ultimamente si sta andando verso un rilancio di queste ultime in considerazione di un packaging più sostenibile.
Proprio per queste motivazioni diversi produttori più lungimiranti e sensibili alle richieste e tendenze dei consumatori, hanno cominciato a produrre capsule compostabili, più semplici da riciclare non dovendo separare l’imballaggio dal residuo di prodotto dopo l’utilizzo. 
Analizzando infine i dati relativi al solo settore Bar e ristorazione, il mix del packaging si suddivide tra imballaggi flessibili poliaccoppiati (86,2%), sacco in carta (5%) e latta in acciaio (8,8%). Tutte le confezioni hanno oltre 1 kg di capacità.

Packaging di tè e infusi 
Il mix del packaging relativo va distinto, a seconda che si parli del prodotto destinato all’infusione oppure se ad essere analizzato è il settore della bevanda confezionata.

Prodotti da infusione. In questo caso si parla di confezionamento in singole bustine oppure di prodotto sfuso. Le singole bustine sono raccolte in scatole in cartoncino, una media di 20 bustine da 2 gr per ogni scatola, mentre per il prodotto sfuso circa il 75% è confezionato in scatole in cartoncino e il 25%, in barattoli di acciaio.
Merita un approfondimento il discorso delle bustine da infusione. Ormai da diversi anni anche in questo settore il driver principale per il confezionamento è la sostenibilità ambientale, tanto che sono sempre di più i filtri completamente riciclabili privi di componenti in plastica. I prodotti sono per la maggior parte in carte filtro a base di cellulosa; per gli infusi più pregiati vengono spesso utilizzate anche fibre di cotone o seta, racchiusi poi in buste termosaldate che mantengono le proprietà organolettiche del prodotto e che possono essere smaltite nella carta e nell’umido. 

Le bibite. Per il tè freddo come bibita pronta per essere consumata, il confezionamento si suddivide nel seguente modo:
- la bottiglia in PET risulta essere la tipologia più diffusa (70,7% del mercato), in formati che vanno dai 50 cl al litro e mezzo; 
- il bicchierino in PS da 20 cl è al 17%, seguito dalla lattina in alluminio da 33 cl con il 6,4%; 
- seguono il contenitore accoppiato rigido a prevalenza carta (3%) e il cheerpack (2,4%), che negli ultimi 5 anni sta pian piano erodendo quote di mercato sia al bicchierino in PS che al brick (questi ultimi due imballi hanno capacità equivalente al bicchierino in PS); 
- la bottiglietta di vetro da 50 cl (0,5%) risulta in crescita, a conferma di quanto già analizzato negli anni passati. 
Nel 2023 sono state circa 26.500 le tonnellate di imballaggi utilizzate per confezionare la bevanda tè.

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