Il cibo nell’era dell’incertezza: come cambiano le scelte degli italiani

Cinque anni dopo la pandemia, il mondo resta complesso e sfidante. Le trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche continuano a ridefinire priorità e comportamenti, chiedendo a imprese e cittadini di adattarsi con rapidità. In questo quadro incerto, crescono tuttavia anche opportunità e innovazioni, con l’intelligenza artificiale in prima linea a guidare efficienza, sostenibilità e nuovi modelli di business. Cittadini e opinion leaders, pur consapevoli dei rischi legati a conflitti internazionali e climate change, iniziano a individuare soluzioni e a mettere al centro la resilienza. La speranza è che avesse ragione Albert Einstein quando sosteneva che: “La crisi è la più grande benedizione che possa colpire gli individui e le nazioni, perché la crisi porta progressi”.

L’età del caos globale

Il mondo attuale è sempre più turbolento: aumentano guerre e spesa militare, che nel 2024 raggiunge 2,7 trilioni di dollari (+17% rispetto al 2022), e cambiano i rapporti di forza tra potenze. La leadership americana è messa in discussione, mentre Cina (+5% PIL) e India (+6% PIL) rafforzano la loro crescita economica. La tecnologia, in particolare l’AI e il controllo dello spazio, diventa un moltiplicatore del progresso economico globale, con potenziali incrementi del PIL fino al 20-30% annuo. In Europa, nonostante il peso economico e commerciale, la governance incompiuta frena la piena efficacia. L’economia italiana manifesta una certa tenuta, ma gli opinion leaders vedono in geopolitica, fragilità sociale, cambiamento climatico e debito pubblico i rischi maggiori per il Paese che si riflettono nelle loro previsioni economiche per il 2026.

Il nuovo mood degli italiani

La percezione del futuro tra gli italiani cambia radicalmente: crescono timore (dal 20% al 39%), inquietudine (dal 24% al 37%) e senso di allerta (+25%), mentre calano serenità (dal 34% al 24%) e fiducia (dal 27% al 24%). Circa la metà degli italiani accetta la possibilità di un conflitto armato. Tra le priorità emergono pace e diritti civili (64% degli intervistati), lotta alla povertà (55%) e riduzione delle disuguaglianze (62%). I valori sociali mutano: prevalgono onestà e rispetto, mentre diminuiscono l’aspirazione alla ricchezza e al successo sociale. Parallelamente, cresce l’interesse per la spiritualità e per le tradizioni, mentre il richiamo al vintage e alle esperienze del passato si conferma una tendenza diffusa. Un tuffo nella memoria che consola: sette italiani su dieci ritengono che un tempo il mondo fosse un posto migliore.

Consumi: pragmatismo e deconsumismo

Gli italiani riducono il consumo superfluo, privilegiando risparmio e sostenibilità. Nel 2024 la spesa complessiva è cresciuta solo dello 0,5% rispetto a cinque anni fa, di cui oltre metà destinata a spese obbligate (abitazione, utenze, trasporti e cibo). Il risparmio rimane un driver primario per il 42% degli italiani, mentre cresce la tendenza al deconsumismo: il second hand e la riparazione degli oggetti sostituiscono il desiderio di possesso. Anche gli acquisti tecnologici (+1,2% annuo) si concentrano su utilità e funzionalità, piuttosto che su gratificazione.

L’AI entra in casa

In parallelo, gli italiani stanno imparando a integrare l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Per il 49% l’uso principale riguarda la sfera privata, mentre solo il 23% la impiega nel lavoro. L’AI viene percepita come più affidabile dei social media nella gestione del tempo e, guardando al futuro, viene immaginata come una vera alleata domestica: il 45% degli intervistati la utilizzerebbe per le pulizie di casa, il 25% per l’assistenza agli anziani, il 24% per la guida di veicoli e la preparazione dei pasti.

Il cibo cambia volto

In un periodo di profondi cambiamenti, anche il rapporto degli italiani con il cibo evolve, pur restando centrale nella vita quotidiana. Rispetto al 2022, chi si identifica esclusivamente con la tradizione alimentare scende dal 34% al 22%, mentre cresce chi adotta abitudini innovative (dal 23% al 31%) o una combinazione di tradizione e innovazione (dal 30% al 38%). Il cibo torna ad essere prevalentemente domestico e cucinato: nei primi sei mesi del 2025 la spesa per la ristorazione fuori casa cala del 2,2%, e un italiano su tre prevede ulteriori rinunce. Contestualmente, cresce l’acquisto nella grande distribuzione: nel primo semestre le vendite aumentano del +3,8% a valore e del +2% a volume, trainate soprattutto da frutta, verdura e altri prodotti freschi. La salute conquista il primo posto nella scaletta delle priorità. Setti italiani su dieci dichiarano di leggere abitualmente le etichette nutrizionali e i cibi ultraprocessati perdono appeal: più additivi compaiono in etichetta, più diminuiscono le vendite. Anche il biologico registra una forte crescita, con 8,4 milioni di italiani pronti ad aumentare gli acquisti. Le diete iperproteiche coinvolgono il 17% della popolazione, con una crescita significativa dei sostituti vegetali della carne (+20,9%, dieci volte superiore alle carni stesse), seguiti da uova (+7,8%) e legumi (+5%). Nonostante un’inflazione alimentare inferiore rispetto alla media europea, le difficoltà reddituali mantengono alta la ricerca di convenienza. I consumatori, tuttavia, si rivolgono meno ai discount (+1,8% a volume) e più ai supermercati che offrono prodotti in promozione e a marchio del distributore (+2,7%).  La grande distribuzione dovrà rispondere a queste nuove abitudini, puntando su innovazione di prodotto e di processo (lo dice il 53% dei manager food & beverage), adeguate politiche per il personale (36%), partnership strategiche e l’integrazione dell’AI, valutata con un potenziale aumento di produttività del 20% nei prossimi 10 anni.

Il drinking style si fa consapevole

La cultura del bere in Italia sta cambiando, soprattutto tra le nuove generazioni: sempre più persone scelgono birre, vini e spirits analcolici, senza rinunciare al gusto o alla socialità. Non si tratta di astinenza forzata, ma di libertà di scelta: 15,4 milioni di italiani preferiscono una bevanda no-alcohol anche quando potrebbero consumare alcolici. I numeri confermano la tendenza: mentre i consumi di alcol tradizionali rallentano, il segmento low/no-alcohol cresce rapidamente. Le previsioni 2024-2029 (+20,3%) indicano crescite a doppia cifra nei principali mercati europei, segno che la moderazione sta diventando un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo.

L’industria alimentare batte la grande distribuzione

Nel 2024 l’industria alimentare italiana conferma margini più solidi rispetto alla Gdo, indipendentemente dai volumi di vendita e dal fatturato. La Grande Distribuzione Organizzata ha chiuso l’anno con 82,9 miliardi di euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2023, mentre l’industria alimentare ha raggiunto 80,6 miliardi, con un incremento del 2,2%. Nonostante i fatturati simili, la marginalità operativa evidenzia un divario netto: l’Ebitda della Gdo scende al 4,8% (dal 5,3%), mentre quello dell’industria cresce al 7,9% (dal 7,6%), consolidando il vantaggio competitivo dei produttori.

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