Plastica riciclata: strategie per la crescita

Tra imballaggi, sfridi e scarti di produzione, Aliplast tratta oltre 100 mila tonnellate di rifiuti plastici all’anno. Oggi si propone di consolidare ed “esportare” il proprio modello close loop in Europa e sui mercati emergenti tramite società controllate e acquisizioni straordinarie. Ce ne parla l’amministratore delegato Carlo Andriolo.

Costanza Candi, Luciana Guidotti

Carlo Andriolo

Specializzata nel riciclo delle materie plastiche per la produzione di polimeri rigenerati, film flessibili e lastre, Aliplast (Herambiente - Gruppo Hera) ha iniziato da tempo un percorso che mira ad ampliare i propri orizzonti di mercato, guardando con decisione oltre confine.

L’azienda applica un modello circolare che prevede il recupero di rifiuti in plastica direttamente presso le aziende, per poi trattarli, rigenerarli e reimmetterli nel circuito produttivo: una materia prima seconda “firmata” Aliplast affidabile per qualità e prestazioni, assimilabile alla plastica vergine, sia che si parli di film in LDPE che di lastre in rPET. L’azienda produce quindi materiali riciclati - identificati con il marchio Reload - che rappresentano una scelta ideale per le soluzioni di confezionamento di beni di largo consumo, riducendo in modo significativo l’impatto ambientale.

Carlo Andriolo, Amministratore Delegato di Aliplast, fa il punto sulle strategie di crescita dell’azienda e sulle questioni che agitano il settore in cui opera da protagonista.

«Oggi stiamo rafforzando la nostra presenza oltreconfine con tre società controllate in Francia, Spagna e Polonia, a cui potrebbero seguire alcune operazioni straordinarie di acquisizione sui mercati emergenti. La novità più importante per noi consiste quindi nel sempre più ampio sguardo rivolto al mercato europeo, sia in termini di approvvigionamento di scarti che di vendita di materiali. In sostanza, puntiamo a esportare il nostro modello all’estero, occupandoci di recuperare materiale anche fuori Italia. Va ricordato che siamo tra i principali “ritiratori” europei di scarti di plastica, e in particolare di polietilene a bassa densità, anche in virtù di una collaborazione consolidata con numerosi i gruppi industriali, che ci forniscono scarti di lavorazione e a cui restituiamo, in alcuni casi, il prodotto finito.»

Un progetto di lungo periodo

Il percorso di internazionalizzazione di Aliplast non è certo cosa di oggi, se si considera che l’azienda è dotata di tutte le necessarie autorizzazioni per operare nel riciclo di materie plastiche in numerosi mercati europei.

Un aspetto su cui Andriolo prosegue:

«Per ora la produzione viene interamente svolta in Italia, ma il percorso che stiamo costruendo ha l’obiettivo di estenderla anche all’estero, se non altro per ridurre i trasferimenti di materiale (invero poco sostenibili). Per quanto riguarda il PET, inoltre, siamo meno presenti in termini di approvvigionamento diretto, ma già acquistiamo scarti e rifiuti anche all’estero e rivendiamo granuli e lastre. Si tratta di materiale da raccolta industriale o urbana, che ha già subito trattamenti di selezione.»

L’Italia è un mercato all’avanguardia sia nella quantità di materiali raccolti in modo differenziato sia nella selezione, grazie alla presenza di una vera e propria filiera industriale e di centri di selezione che garantiscono omogeneità negli stream.

«A livello europeo, questo differenziale si sta a ben vedere gradualmente riducendo, dato che sono stati fatti investimenti nella raccolta differenziata e negli impianti di selezione, che consentono di ottenere un buon riciclato anche all’estero».

Considerata l’attualità del tema, Andriolo offre il punto di vista di un riciclatore sulla Direttiva Packaging, tema molto dibattuto dalle imprese di filiera coinvolte:

«La Direttiva Packaging punta al riuso - prosegue il manager - ma leggendo il testo in filigrana è evidente come molto monouso venga mantenuto. Ed è in quel monouso che le percentuali di riciclato possono e devono aumentare. A nostro avviso, per rafforzare l’impatto positivo della Direttiva servirebbe definire un grado di riciclabilità, con standard di misurazione omogenei a livello europeo, come lo scaling da “A” a “F”, quest’ultimo attribuito ai prodotti che non possono essere distribuiti sul mercato.»

Sedi all’estero e nuovi progetti

Tornando alla penetrazione sul mercato europeo, Andriolo fornisce alcuni dettagli importanti sulla presenza di Aliplast e sulla strategia di approccio al Vecchio Continente:

«Tra le nostre presenze all’estero, cito in particolare quella di Strasburgo che, per la sua posizione transfrontaliera, ci permette di operare anche in Germania, dove siamo attivi nonostante l’applicazione del sistema Der Grüne Punkt, che punta sul deposito cauzionale e il riuso. Siamo presenti anche in Spagna, dove viene applicata la Plastic Tax, simile a quella che avrebbe dovuto entrare in vigore in Italia (si veda, al proposito, il box di approfondimento su Reload, Ndr.). Questa normativa, in particolare, sta però generando un certo effetto distorsivo, a fronte dei 450 euro a tonnellata richiesti per la quota parte di materiale vergine, il che dovrebbe incentivare l’uso di riciclato. Purtroppo, dato che il sistema di controllo non è ancora abbastanza preciso, si è sviluppato un mercato di importazione di plastica da paesi dove l’affidabilità delle dichiarazioni non è elevata e rigorosa come quella europea. Il risultato è che, spesso, la plastica vergine viene dichiarata riciclata e utilizzata per eludere le politiche fiscali, valorizzando produttori non affidabili e danneggiando i fornitori locali, soggetti ai rigori della normativa comunitaria e nazionale. In sostanza, perché la Plastic Tax abbia un effetto positivo è richiesta una tracciabilità dei flussi puntuale, un import ben governato e canali di fornitura assolutamente affidabili.»

La giusta selezione crea qualità

L’affidabilità dei flussi in ingresso è un tema su cui Andriolo si sofferma, spiegando come la rigorosa politica di selezione applicata da Aliplast rappresenti uno dei suoi fattori strategici di successo.

«Abbiamo investito per ottenere riciclato di alta qualità, in modo da produrre sia un materiale compatibile con il contatto alimentare ma anche, per esempio, film per fardelli in 100% riciclato, inodori, trasparenti ed esteticamente adatti alla migliore presentazione del prodotto. Anche sugli imballaggi stiamo su una gamma più alta proprio per creare maggior valore; non va dimenticato che dopo la produzione di materiale alto di gamma rimane ancora dello scarto, che può a sua volta essere utilizzato per produzioni residuali, ma profittevoli e sostenibili, come i sacchi della spazzatura. Ecco perché il nostro trend di crescita presenta un segno sempre positivo, contrassegnato dall’attenzione alla produzione e alla gestione attenta dei fornitori.»

Con Reload, risparmi concreti, per l’industria e l’ambiente

Nello scenario di una Plastic Tax pienamente a regime, usare un film Reload Aliplast porta a risparmiare fino a 450 euro a tonnellata rispetto ai costi da sostenere nel caso si impieghi un prodotto al 100% vergine.

Da inizio 2023 la Spagna applica una tassa che prevede un esborso di 0,45 euro per ogni kg di plastica non riciclata usata nella produzione di imballaggi monouso. La ricaduta economica su alcuni settori industriali che fanno largo uso di film termoretraibile - valga un esempio su tutti, quello dei produttori di piastrelle - è senza dubbio rilevante. Da oltre 20 anni Aliplast presidia il mercato iberico, e conosce dunque bene il distretto della ceramica spagnolo che, al pari di quello italiano, lavora secondo logiche just in time facendo largo uso di film termoretraibili per l’imballaggio degli stock di piastrelle. Si tratta di un confezionamento temporaneo che viene disfatto e rifatto durante le varie fasi di lavorazione del prodotto e che quindi ben si presta a logiche di recupero e riciclo, ambito in cui Aliplast vanta un solido know-how e mette in campo i progetti “closed loop”, che prevedono il recupero del materiale di scarto presso il cliente, la sua rigenerazione e re-immissione sul mercato. Se la strada maestra è quindi quella del riciclo, si rende però necessaria un’altra scelta: utilizzare un materiale che possa essere efficacemente recuperato e processato e che abbia al contempo elevate caratteristiche di flessibilità meccanica e resistenza. Nel caso specifico delle piastrelle, esse vengono spesso stoccate all’esterno in balia delle condizioni atmosferiche, e devono essere quindi adeguatamente protette. Per questa specifica esigenza, Aliplast propone i film di tipo “Reload”, marchio che identifica le famiglie di prodotti ad altissima percentuale di materiale riciclato. Il valore del marchio Reload è tangibile: nel caso dei film, la percentuale di riciclato è superiore all’80%, mentre nel caso delle lastre in rPET tale valore sale a oltre il 90%.

I conti in tasca. Dato che il risparmio vale solo per la parte di plastica riciclata del prodotto, all’atto pratico, l’impiego del film Reload si traduce in un risparmio di 360 euro a tonnellata rispetto ai costi del film prodotto interamente con materiale vergine. Oltre ai risparmi economici, si deve valutare la concreta riduzione dell’impatto ambientale, misurata secondo la metodologia LCA: se si considera nello specifico il film in PE, affidarsi a un prodotto Aliplast impatta in misura di poco superiore a un kg di CO2 equivalente per ogni kg processato e prodotto contro i 3 di un film di plastica vergine. In pratica, il film Aliplast è tre volte meno impattante dal punto di vista del carbon footprint.

Scopri maggiori informazioni sulle aziende citate in quest'articolo e pubblicate sulla Buyers' Guide - PackBook by ItaliaImballaggio
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