Plastica. Da rifiuto a risorsa: una miniera d’oro

Riflessioni sulla “riabilitazione” della plastica, che parte dalla cultura del recupero (circolare), del riciclo (ben gestito) di scarti e rifiuti plastici che possono dar vita a nuovi prodotti. Parola di Aliplast, che guarda al post pandemia, alla scarsità di materie prime e alle tensioni sui prezzi da una prospettiva alternativa e - molto probabilmente - vincente sotto diversi punti di vista. 

Luciana Guidotti

Carlo Andriolo

Aliplast, azienda trevigiana con oltre 40 anni di storia, si occupa di riciclo di materie plastiche. Acquisita nel 2017 da Herambiente (società del Gruppo HERA) fa leva su un mercato in costante espansione offrendo polimeri rigenerati, film flessibili in rLDPE e lastre in rPET, indispensabili nel mondo del confezionamento, attraversato dalle sempre più forti spinte verso soluzioni green.

Fattore distintivo l’elevata qualità dei propri prodotti: ne sono un esempio i film rigidi in polietilene tereftalato riciclato (rPET) Food Grade che, oltre alla sicurezza alimentare e a una shelf life ottimale, garantiscono grande affidabilità in fatto di estetica.

«Caratteristiche paragonabili alla plastica vergine ma con in più due straordinari vantaggi» precisa Carlo Andriolo, Amministratore Delegato Aliplast, che abbiamo incontrato a Ipack-Ima. «E mi riferisco alla riduzione dell’impatto ambientale, nonché alla valorizzazione del rifiuto post consumo e dello scarto industriale, trasformato in risorsa secondo il paradigma dell’economia circolare. D’altronde - prosegue Andriolo - gli ultimi due anni sono stati molto particolari, sia per il Covid, che ha portato la plastica al centro della scena restituendole almeno in parte il giusto valore, sia per l’aumento del costo di tutte le materie prime, che valorizza recupero e riciclo come leva di risparmio».

Il new deal della plastica

La crisi sanitaria ha riaffermato le proprietà protettive e igieniche della plastica, portando i consumatori a ridimensionare funzionalità e convenienza di materiali solo all’apparenza più ecologici. Lo shortage di materie prime, d’altra parte, ha valorizzato le qualità della filiera del riciclo italiana. Questo ha permesso all’industria di attingere a una materia prima seconda di altissima qualità e a una filiera in grado di reggere la pressione della domanda in crescita costante.

Su questo punto, Carlo Andriolo chiosa: «La crisi ha convinto gli indecisi a prendere in considerazione con maggiore attenzione i materiali riciclati, ma altro fattore determinante resta il crescente interesse nei confronti di quelli più sostenibili da parte di brand owner, grande distribuzione, consumatori. Evidentemente si tratta di dinamiche da cui non si potrà più prescindere».

Una miniera di rifiuti di qualità

In questo contesto, origine, caratteristiche e qualità del rifiuto sono determinanti per stabilirne la destinazione, per farne un tassello di un reale processo circolare.

«Da una parte ci sono i rifiuti urbani, separati dai cittadini, recuperati dalle multiutility e selezionati per tipologia di materiale; dall’altra quelli industriali, che peraltro presentano significative differenze. Una cosa sono infatti gli sfridi e gli scarti di lavorazione, che tutte le industrie tendono a ridurre e a riutilizzare direttamente in produzione, e che è un rifiuto pre-consumo; tendenzialmente resterà stabile perché è condizionato da due fattori, lo scarto percentuale, in diminuzione, e i volumi produttivi, in crescita.

Altro, ad esempio, sono gli imballaggi post-consumo utilizzati dall’industria per movimentare materie prime, semilavorati e componenti nei vari processi: un flusso non facile da intercettare, ma che merita di essere valorizzato».

Costruire una filiera industriale del riciclo

Sembra evidente che la competitività di Aliplast aumenti all’aumentare della sensibilità verso i temi del riciclo e alla capacità del sistema di valorizzare la straordinaria risorsa che sono i rifiuti plastici. Si può proprio dire “l’azienda giusta al momento giusto”.  Andriolo conferma:

«Siamo già tra i “grandi raccoglitori” di rifiuti industriali di qualità, e in più, grazie alle sinergie con il gruppo Hera, che è il primo operatore italiano nella gestione dei rifiuti, siamo in grado di puntare a una crescita futura, nonostante il fatto che siamo vincolati a una risorsa che, in prospettiva, tende a scarseggiare. Il tema per noi è gestire un modello di recupero che guardi a tutto il materiale consumato e buttato, indipendentemente dalla provenienza.

Una strategia complessiva che prevede nei prossimi anni investimenti per diverse decine di milioni di euro per aumentare la capacità produttiva - conclude Andriolo - sviluppare le tecnologie di selezione e costruire una filiera che permetta di ottimizzare il recupero dell’esistente».

Scopri maggiori informazioni sulle aziende citate in quest'articolo e pubblicate sulla Buyers' Guide - PackBook by ItaliaImballaggio
ALIPLAST SPA

Il nostro network