Pharma e packaging, un’alleanza vincente (dazi permettendo)
Due settori chiave dell’industria nazionale che fanno sinergia. Ma sulle loro ottime performance aleggia lo spettro della guerra commerciale di Donald Trump
Generoso Verrusio

Nel panorama dell’industria italiana, il settore farmaceutico rappresenta una punta di diamante, non solo per capacità produttiva e valore economico, ma soprattutto per la spinta all’innovazione che genera su comparti chiave della manifattura nazionale. Tra questi comparti “core”, senza tema di smentita, rientra il packaging.
Per capire connessioni e rapporti virtuosi tra pharma e packaging, le due “anime gemelle” dell’eccellenza industriale tricolore, abbiamo a disposizione due indagini molto accurate, messe in piedi e presentate rispettivamente da Farmindustria e Ucima nel corso delle loro assemblee generali dello scorso luglio.
L’analisi di Farmindustria
Nel 2024, ci ricorda Farmindustria, la produzione farmaceutica italiana ha raggiunto un fatturato di 56 miliardi di euro (+7,6% sul 2023), con un export di 54 miliardi (negli ultimi cinque anni l’Italia ha superato la media europea, con una crescita del 65% rispetto al 57% dell’UE). Gli investimenti ammontano a 4 miliardi, di cui 1,7 miliardi destinati ad impianti ad alta tecnologia e 2,3 miliardi alla Ricerca e sviluppo. Il dinamismo innovativo è confermato da un +33% di domande di brevetto negli ultimi cinque anni, a fronte di un +18% nelle principali economie europee.
Dal punto di vista occupazionale, il pharma conta 71mila addetti diretti, per il 90% laureati o diplomati, con una forte presenza femminile: 45%, contro una media del 29%, spesso in posizioni di vertice. L’occupazione ha segnato un +8% negli ultimi cinque anni, il doppio rispetto alla media nazionale, e arriva a coinvolgere oltre 300mila persone se si considera l’indotto e gli altri ambiti della filiera.
Tutti numeri da primato, insomma, che posizionano il settore al vertice in Italia per saldo commerciale positivo, pari a 21 miliardi di euro. Dietro a questo successo, non va dimenticato che ci sono macchine per il packaging di altissima precisione, capaci di garantire conformità normativa e sicurezza del prodotto.

I dati di Ucima
Secondo i dati elaborati da Ucima-Confindustria nella sua 13esima indagine statistica emerge in maniera molto distinta come il pharma sia il secondo settore cliente per le macchine packaging italiane, con un’incidenza del 17,3% sul fatturato totale (pari a 1,7 miliardi di euro).
Di queste macchine, ben il 79,2% viene esportato, con destinazioni principali in Europa (615 milioni), Asia (293 milioni) e Nord America (155 milioni). La crescita è particolarmente vivace in India, Turchia e Brasile, mercati emergenti dove l’Italia consolida il proprio presidio tecnologico.
La filiera produttiva mostra un alto livello di specializzazione. Le famiglie di macchine più diffuse nel pharma includono riempitrici e dosatrici (421 milioni di euro di fatturato), formatrici, riempitrici, chiuditrici FFS e termoformatrici (376,4 milioni) e astucciatrici e incartonatrici (193,9 milioni).
Il comparto farmaceutico si distingue poi per la complessità tecnica delle soluzioni di confezionamento richieste: le macchine devono garantire tracciabilità e serializzazione dei prodotti, ispezione visiva, automazione dei processi e compatibilità con materiali ecosostenibili.
L’incognita dei dazi
Sullo sfondo rimane una variabile non trascurabile: Donald Trump. Nonostante i recenti accordi bilaterali tra Stati Uniti e Ue prevedano dazi al 15%, non è detto che le esenzioni promesse per i farmaci europei si concretizzino.
A rendere il contesto ancora più instabile è l’indagine in corso avviata dagli Stati Uniti sul settore farmaceutico, la cosiddetta Section 232 del Trade Expansion Act. Questa procedura, già applicata in passato a settori come l’acciaio e l’alluminio, potrebbe dare il via a misure protezionistiche unilaterali che prescindono dagli accordi internazionali esistenti.
Con oltre 10 miliardi di euro di esportazioni farmaceutiche verso gli Usa, il rischio di una contrazione significativa su tutta la filiera del farmaco – macchine per il packaging incluse – è, allo stato attuale, una possibilità da tenere in considerazione.






