Conserve alimentari, mercato e confezionamento

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Il 2024 chiude con un andamento positivo, registrando una crescita della produzione del 2,7% rispetto al 2023 e raggiungendo 3.074.200 tonnellate. L’Italia tra i leader mondiali del comparto

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Barbara Iascone

Il comparto delle conserve alimentari rappresenta uno dei pilastri storici dell’industria agroalimentare italiana. Nato dall’esigenza di preservare gli alimenti nel tempo garantendone la sicurezza e la qualità, il settore unisce tradizione, tecnologia e sostenibilità, rispondendo alle esigenze dei consumatori sempre più attenti, informati e orientati verso la praticità.

L’Italia, risulta tra i principali produttori in questo comparto, insieme a Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti, con l’Asia in forte espansione. Il settore comprende una gamma molto ampia di prodotti: dalle conserve vegetali (pomodoro, legumi, ortaggi) a quelle ittiche (tonno, acciughe, sardine).

Le conserve di pomodoro, in tutte le loro varianti – pelati, passata, polpa – rappresentano un emblema del Made in Italy, seguite dalle conserve ittiche (tonno, alici, sgombro) e dalle verdure sott’olio e sott’aceto, veri ambasciatori della cucina mediterranea. L’export italiano è in costante crescita, con mercati di riferimento consolidati in Europa, Nord America e Asia.

Andamento del settore

Il mercato delle conserve alimentari chiude il 2024 con un andamento positivo, registrando una crescita della produzione pari al +2,7% rispetto al 2023 e raggiungendo 3.074.200 tonnellate. A trainare il comparto sono soprattutto i derivati del pomodoro, che rappresentano il 70,3% della produzione totale e crescono del 4,2%; determinante il contributo dell’export, in aumento dell’8,7% su base annua.

Le conserve vegetali (tra cui mais, olive, verdure sott’olio o sott’aceto e legumi in scatola) coprono il 26,2% del comparto e registrano nel 2024 una lieve flessione pari a -0,8%. Anche in questo caso il commercio estero ha inciso sull’andamento produttivo: le esportazioni, che rappresentano quasi il 60% della produzione, segnano un calo del -5,2%, influenzando in modo significativo la performance complessiva del segmento.

Le conserve ittiche contribuiscono per il 2,6% alla produzione nazionale e chiudono l’anno con un incremento dell’1,5%. Il ruolo dell’export è ancora una volta decisivo: con una crescita del +10%, le esportazioni incidono per il 41% sulla produzione complessiva del comparto. Chiude la segmentazione la carne in scatola, che rappresenta lo 0,6% del totale e registra nel 2024 una variazione negativa dello 0,6%.

Nel complesso, il commercio estero dell’industria delle conserve alimentari evidenzia importazioni in calo del 5% ed esportazioni in crescita del 4,4%. Le prime previsioni per il 2025 indicano un quadro stabile, con una crescita attesa dello 0,4%, import in linea con l’anno precedente ed export previsto in leggero aumento (+0,9%).

L’imballaggio diviso per segmento merceologico

Per analizzare la segmentazione del confezionamento nel comparto delle conserve alimentari è necessario considerare le specificità di ciascun segmento merceologico. Nel 2024, l’intero settore ha utilizzato complessivamente circa 903mila tonnellate di imballaggi, includendo packaging primario, secondario, accessori e imballaggi da trasporto.

Derivati del pomodoro. Nel comparto del pomodoro da industria, l’acciaio in banda stagnata si conferma il materiale più impiegato, con una quota del 48,2%, prevalente nei segmenti polpe e pelati. Seguono gli imballaggi in vetro con una share complessiva del 25,3% (1,4% vasi e 23,9% bottiglie), formato predominante per le passate.

Gli accoppiati flessibili da converter rappresentano il 15,1% del totale, mentre i contenitori accoppiati a prevalenza carta coprono il 6,5% del mix di mercato. I fusti in acciaio raggiungono una quota del 4%, chiudono la segmentazione le bottiglie in PET (0,5%) e i tubetti in alluminio (0,4%).

Nel 2024 sono state impiegate circa 612mila tonnellate di imballaggi per i derivati del pomodoro, di cui 536mila tonnellate riferite al solo packaging primario.

All’interno di questo comparto, la composizione del packaging varia sensibilmente a seconda del prodotto: sott’olio e sott’aceto: il 76% delle confezioni è in vaso di vetro; seguono barattoli in acciaio (17%) e buste flessibili (7%), per un totale di 63mila tonnellate di imballaggi nel 2024; olive da tavola: il packaging è composto per il 49% da vetro, 31% da buste flessibili e 20% da acciaio, per un totale di 16mila tonnellate di imballaggi primari; mais dolce: prevale il barattolo in alluminio (78%), seguito dall’acciaio (9%), dai contenitori in cartoncino accoppiato (8%) e dal vaso di vetro (5%); frutta sciroppata: l’acciaio domina con una share del 66% (barattoli), cui si aggiunge un 23% di fusti destinati all’industria, seguono vetro e cartoncino accoppiato (entrambi al 4%) e la vaschetta in plastica (3%), per un totale di 11mila tonnellate di packaging primario; legumi: la ripartizione è composta da scatole in acciaio (61%), vetro (23%) e buste flessibili (16%), per un utilizzo di circa 89mila tonnellate di imballaggi primari nel 2024.

Conserve ittiche. Nel segmento del tonno, il packaging più diffuso è la scatoletta in acciaio (67%), seguita dal vaso in vetro (16%) e dalla scatoletta in alluminio (14%); chiude la busta flessibile con il 3%. Nel 2024 sono state impiegate circa 28mila tonnellate di packaging primario per questo mercato.

Per filetti di acciughe e sgombro, prevale nettamente il vaso in vetro (95%), mentre il restante 5% è composto da confezioni metalliche.

Carne in scatola. Il comparto è caratterizzato da un packaging esclusivamente metallico, suddiviso tra acciaio (43%) e alluminio (57%). Nel 2024 sono state utilizzate circa 2.700 tonnellate di imballaggi primari.

Una sfida fatta di tradizione e sostenibilità

L’analisi dei dati evidenzia un settore delle conserve alimentari fortemente strutturato e con scelte di confezionamento ormai consolidate, ma allo stesso tempo in graduale evoluzione sotto la spinta di tre driver principali: funzionalità, tradizione d’uso e sostenibilità ambientale.

Acciaio e alluminio si confermano i materiali di riferimento per le categorie più “tradizionali”, in particolare derivati del pomodoro, tonno e legumi, grazie alla loro capacità di garantire una lunga shelf life, ottima resistenza e riciclabilità consolidata dei materiali. Nel pomodoro, in particolare, l’acciaio mantiene una posizione dominante, sostenuta da un rapporto favorevole tra costi, prestazioni e abitudine del consumatore. Lo stesso vale per tonno e carne in scatola, dove il packaging metallico è un elemento identitario.

Per quanto concerne il vetro altro materiale fra i più utilizzati, è associato ai segmenti a maggior valore percepito (passate di qualità, conserve vegetali sott’olio, filetti di pesce), dove è apprezzato per la sua trasparenza, eleganza, e percezione di artigianalità.

Le buste flessibili e i converter mostrano dinamiche di crescita nei segmenti più sensibili al tema della riduzione del peso dell’imballo, grazie al minore impatto logistico, al peso ridotto ed alla possibilità di porzionare il prodotto contenuto (vedi mono porzioni), esigenza molto sentita nella società moderna.

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